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Un giovedì qualsiasi a Eumelia

Spesso ci chiedono: ma come passate il vostro tempo?

Ci troviamo ancora a Eumelia. Fuori di qui, c’è la Grecia con un lockdown in atto, fatto, questo, che non ci impedisce di uscire, berci degli ottimi succhi al solito baretto, fare le nostre spese al mercato, i nostri giretti esplorativi e anche i bagni nel mare, sentendoci al contempo sempre più uniti alla nostra piccola tribù.

A Eumelia, il ritmo quotidiano si è molto rallentato, da quando è finita la stagione turistica. Prima delle 10, o meglio 10.30, non si vede in giro nessuno. S’incrocia eventualmente Steeve che va a nutrire e liberare dal recinto le oche e le galline. Anche noi abbiamo ridimensionato le nostre aspettative (e cioè che bisognerebbe iniziare a lavorare presto) e ci siamo adeguati a questo bel ritmo lento. Ci svegliamo verso le 7, facciamo i respiri e la meditazione, un giorno su due anche degli esercizi fisici, poi ci prendiamo tutto il tempo per una gustosa colazione. Abbiamo finalmente integrato che le attività quotidiane seguono i bisogni, i desideri e le energie di ognuno e del momento.

Prendiamo la giornata di oggi come esempio.

Dopo le nostre attività del mattino, verso le 10.30, andiamo a bussare alla porta della famiglia. Iasonas ci salta addosso, Marilena ci prega di curare un attimo i due figlioli poiché vorrebbe tagliare i capelli a suo marito in santa pace. Esce con Frangiskos e ci lascia con i due bimbi. Iasonas è ormai un nostro figlioletto (o meglio nipotino) adottivo, abbiamo un bel vissuto comune alle spalle, perciò troviamo subito qualcosa da fare insieme. Orpheas è più restio e diffidente. Ci ha visti e rivisti, ma solitamente sta attaccato ai suoi genitori o a Steeve, ma non ha scelta: oggi lo teniamo d’occhio noi. Inventiamo giochi, canti e piccole attività che trova divertenti pure lui. Poi, tutti insieme, andiamo all’edificio principale, dove ci sono un bel camino grande, due cucine, un ampio spazio con divani pieni di cuscini, tavoli, panchine e tante aperture verso l’esterno, dalle quali si possono ammirare gli oliveti che ci circondano. È lo spazio dove solitamente Frangiskos e Marilena accolgono gli ospiti per una degustazione di olio o vino oppure per una cenetta romantica. Oggi, quello spazio è tutto nostro. Come prima cosa, accendiamo il camino (anche in Grecia le temperature sono scese negli ultimi giorni, con freddi venti che tirano dal nord), poi noi donne iniziamo a mondare i rametti di origano secco e gli uomini a prendere le misure dell’edificio con l’intento di disegnarne i piani. Frangiskos vorrebbe costruire dei muri di separazione esterni, ma non gli è ancora chiaro dove vorrebbe collocarli. I bambini stanno con noi, molto naturalmente. Partecipano a modo loro a quello che sta capitando. Orpheas vorrebbe toccare il fuoco e bruciare tutto, Iasonas corre tra le donne e gli uomini e quindi un po’ monda l’origano e un po’ disegna piani pure lui. Sono le 14, arriva l’ora di pranzo e appare anche Steeve. Nel frattempo Marilena ed io abbiamo grigliato melanzane e zucchine da mangiare con un borsch vegetariano (una versione della tradizionale zuppa russa di colore rosso scuro). Ci sediamo a tavola ed è come se fossimo insieme ad amici di lunga data: il cibo è semplice e buono, Frangiskos ci diletta con aneddoti di volontari precedenti, anche noi raccontiamo un paio di nostre avventure in giro con Rocco, Steeve ride, ridono pure i bambini.

Questo giovedì ha il sapore di una domenica, una bella domenica invernale, con il camino acceso, tanto tempo a disposizione e la voglia di stare insieme. Steeve e io ci proponiamo per lavare i piatti insieme e passiamo un bel momento di condivisione in cucina. Mi piace molto il modo in cui Steeve guarda e legge il mondo: illumina aspetti della vita e me li mostra da una prospettiva diversa da quelle solite. Torniamo al nostro camper dopo le 16.30, felici e con l’impressione di aver passato una giornata piena e significativa. È successo qualcosa di spettacolare? No, assolutamente. Abbiamo stralavorato? Macché! Eppure ci accompagna una bella sensazione di pienezza e appagamento.

E poi? In serata cosa facciamo nel nostro camper?

In questo momento il sole cala alle 17.30: appena qualche minuto dopo, è già buio pesto. A quell’ora, solitamente siamo sempre “a casa”, dove leggiamo, cuciniamo, scriviamo, impariamo il greco, discutiamo, suoniamo, cantiamo, guardiamo qualche video particolarmente edificante al computer, ogni tanto viene Steeve a fare quattro chiacchiere oppure ceniamo a casa sua, ogni tanto faccio delle traduzioni per un’associazione di Berna…. In sostanza non facciamo niente di tanto diverso da quello che facevamo anche a casa nostra, a Bellinzona. Con una differenza essenziale però. Abbiamo ridotto al minimo i nostri averi e i nostri bisogni, con un diretto effetto sul nostro livello di benessere che vediamo aumentare ogni giorno. In realtà ci rendiamo conto che basta davvero poco, anzi pochissimo, per stare bene. Ma di questo scriveremo un’altra volta.

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