posti e persone

Tirana

Siamo alle porte di Tirana, in un campeggio a conduzione familiare, in cui vige un’atmosfera molto simpatica e piacevole. Solitamente non andiamo in un campeggio, ma avevamo bisogno di un posto in cui si potessero lavare i panni e che fosse vicino alla capitale. Immaginarci nel traffico caotico cittadino con Rocco, è una visione troppo apocalittica anche per noi.

Il camping Tirana è situato presso un laghetto artificiale circondato da boschi e prati. Il luogo è idilliaco, con mucche che scampanellano allegramente, rane che gracidano beate e miriadi di lucciole che non avevamo più visto da decenni. Lo spettacolo serale delle lucciole è ipnotizzante e passiamo un tempo infinito a guardarle svolazzare di qua e di là, con la loro piccola luce intermittente. Inoltre Rita e Bakshim, la coppia che gestisce il luogo, è molto ospitale e ci ha subito fatto sentire benvenuti e benaccolti. È il luogo ideale per fare una sosta più prolungata e rilassante.

Qui abbiamo conosciuto una coppia di giovani ingegneri parigini, Margaux e Florian, con i quali abbiamo istantaneamente simpatizzato. Il giorno seguente abbiamo così deciso di prendere un taxi insieme per andare a Tirana. Tra le altre cose, il nostro scopo era anche quello di andare all’ambasciata serba per capire cosa ci servirà per poter entrare in Serbia.

Il taxi prenotato per noi è arrivato puntuale alle 9.30. Ci siamo infilati dentro e abbiamo percorso i 15 chilometri che ci separavano dal centro, nel traffico mattutino di una capitale in fermento. Dappertutto costruzioni nuove di zecca, molte ancora in corso d’opera. Più ci avvicinavamo al centro e più si sentiva la frenesia edificatoria. Mentre il nostro tassista sgusciava negli spazi tra una fila e l’altra di veicoli, lungo le strade di accesso a Tirana, abbiamo letteralmente incontrato un cantiere dietro l’altro. Il livello di traffico, di polvere e di confusione, alimentato anche dallo stile piuttosto selvaggio dei conducenti albanesi, era impressionante. Il taxi ci ha lasciato davanti all’ufficio turistico, assicurandoci che sarebbe tornato a prenderci proprio lì, alle 17. Margaux e Florian volevano visitare il museo di storia comunista e quindi ci siamo separati per la mattinata, con l’idea di ritrovarci per pranzare insieme.

L’ambasciata serba si trova nel quartiere diplomatico e per arrivarci abbiamo attraversato  l’ecclettica piazza Skanderbeg, punto centrale della capitale, con la statua equestre che rappresenta l’eroe nazionale albanese che lottò contro il dominio ottomano nel 15imo secolo. Proprio di fronte alla statua, si trova il Museo Storico Nazionale, con i suoi affreschi che raccontano gli eventi salienti della storia albanese del periodo socialista. Poco più in là, fanno bella figura anche la Moschea di Et’hem Bey, testimonianza della presenza ottomana in Albania, con la Torre dell’Orologio, i Ministeri di epoca fascista, il Palazzo della Cultura di stampo sovietico, il Teatro dell’opera e del balletto e la nuova catedrale ortodossa. Un incredibile miscuglio di edifici di epoche e stili diversi, testimone della capacità albanese di convivenza pacifica tra culture e religioni diverse.

Diverse nazioni ed investitori privati si stanno contendendo l’influenza su Tirana e sul resto dell’Albania. La Turchia si occupa di restuarare l’antica moschea della capitale e finanzia al contempo la costruzione di un’enorme nuova moschea, insieme all’ospedale turco. Gli Emirati Arabi Uniti costruiscono migliaia di appartamenti dopo il terremoto del 2019, e trasformano il porto cargo di Durazzo in attracco turistico per yacht di lusso. La Cina finanzia infrastrutture, quali strade e ponti e anche i singoli stati dell’Unione Europea e fondi di investimento internazionali sono coinvolti in molte delle grandi edificazioni in corso.

L’impressione generale era di una città che sta cambiando pelle. Abbiamo visto interi isolati demoliti per fare spazio a nuovi edifici e palazzi che saranno adibiti a uffici e negozi, freschi restauri e sistemazioni degli edifici storici, e un senso di pulizia e ordine che finora non avevamo incontrato, se non forse nel centro di Fier. Tirana è davvero diversa dal resto dell’Albania che abbiamo visto finora: giovane, urbana, frenetica e globalizzata.

Il quartiere delle ambasciate è vicino alla Piramide, un monumento-simbolo della città. Si tratta di un’enorme struttura voluta da Enver Hoxha come mausoleo commemorativo, caduta in rovina ed ora in rifacimento. La piramide è alta quanto un edificio di otto piani ed è stata la struttura più costosa mai costruita in Albania. Probabilmente diventerà un museo, una volta finiti i lavori di ristrutturazione.

All’ambasciata serba sono stati gentilissimi, ci hanno fatto entrare, sedere e ben tre funzionari si sono persi la briga di fare le telefonate necessarie per darci le ultime informazioni. In sostanza, per entrare in Serbia dovremo presentare un test molecolare negativo, nonostante il fatto che abbiamo lasciato la Svizzera da otto mesi e che proverremo dall’Albania, paese dal quale i serbi non richiedono alcun tipo di test. Dato che si tratta di misure prive di logica sanitaria, abbiamo pensato che siano dovute soprattutto a questioni politiche: fintanto che la Serbia resterà sulla “lista nera” dell’UFSP, anche la Svizzera lo sarà per i serbi. La buona notizia, comunque, è che potremo passare dal Kosovo, risparmiandoci lunghi chilometri e ripidi passaggi tra i monti, e questo non era scontato.

Per pranzo ci siamo ritrovati con Margaux e Florian al rinomato ristorante Mullixhiu, ai margini del parco cittadino. Il locale è molto originale, con il suo arredamento che riprende quello delle locande tradizionali. Mullixhiu significa “mulino” e in effetti una parte della sala contiene le macchine per ottenere farine fresche, con cui vengono preparati i piatti di pasta fatta in casa. Ci avevano decantato meraviglie su questo locale, ma per noi è stato un po’ deludente nelle opzioni proposte, nel servizio e per il cibo stesso. Con i nostri due giovani francesi abbiamo comunque passato un bel momento di scambio, toccando da vicino la realtà di una giovane coppia che vive e lavora a Parigi.

Dopo esserci dati appuntamento per le cinque, abbiamo lasciato i nostri amici e ci siamo recati al mercato cittadino, il Pazari i Ri, per fare scorta di frutta e verdura. Anche il Pazari ha sicuramente cambiato aspetto nel tempo. Ci aspettavamo un mercato orientale, con le assordanti grida dei venditori zingari e il solito viavai generale, come in tutti i mercati in cui siamo stati finora. Abbiamo invece trovato un mercato coperto piuttosto sottotono, che dava l’impressione di essere diventato essenzialmente turistico. C’era poca gente, con alcuni venditori che offrivano parafenalia albanese di altre epoche e una decina di bancarelle di frutta e verdura dai prezzi alti, rispetto alla media. Abbiamo così deciso di cercare altrove, perdendoci nelle viuzze di quartieri meno sfavillanti e incontrando una realtà molto più popolare e, tutto sommato, autentica.

Girando di qua e di là, abbiamo visto che i lavori di abbellimento generale di Tirana sono solo una parte della medaglia. Dall’altra, esistono ancora botteghe di pochi metri quadri in cui la vita lavorativa continua come ha sempre fatto finora, coesistendo con una realtà molto più rapida e orientata alla speculazione a breve termine. Tra queste, abbiamo trovato anche negozietti di frutta e verdura ottenuti da garages cittadini in disuso, dove abbiamo acquistato cicoria, arance e limoni.

Ritrovati i nostri amici al punto prestabilito, abbiamo assistito al caos dell’ora di punta, chiedendoci come avrebbe fatto il nostro tassista ad arrivare in tempo. Ma ecco che alle cinque precise, il suo taxi giallo brillante si è fermato di fronte a noi: una performance che ci è sembrata davvero miracolosa. A quel punto eravamo piuttosto esausti e ci siamo lasciati trasportare in mezzo al fiume di  veicoli, mentre il nostro autista dribblava con abilità buche e cantieri, giostrando tra le corsie riservate agli autobus e le auto posteggiate in seconda fila, per arrivare infine al nostro camping felice, un contesto decisamente più calmo e sereno.  

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