posti e persone

Serie di intoppi in Vojvodina

Per il nostro piccolo giro infrasettimanale avevamo intenzione di tornare dal nostro guaritore Djoko a Golubnici. Arrivati dallo zio Dobro per prendere Rocco, Francesco si è accorto di aver dimenticato le chiavi del camper a Belgrado ed è tornato a prenderle. Un’ora dopo, con l’aiuto di Emilia e Andrea, le nipoti di Nat, abbiamo dato una bella pulita interna a Rocco, che ne aveva un grande bisogno. Il giorno prima avevamo discusso di come il cellulare occupasse uno spazio sempre più grande nelle nostre vite e proprio in partenza, il telefonino di Francesco è caduto e un angolo dello schermo si è rotto.

Raggiunto Golubnici, Djoko ha risistemato il polso di Nat, il collo a Francesco e la schiena a tutti e due. Si era fatto ormai tardo pomeriggio, così ci siamo fermati a dormire nel paesino, non prima di averlo esplorato, girando tra le case dalla tradizionale architettura che risale all’epoca austro-ungarica.

La Vojvodina è un’ampia zona della Serbia, che si stende a nord di Belgrado, oltre il Danubio e fino al confine ungherese. È caratterizzata da ampie distese piane e coltivate, con l’eccezione delle alture della Fruska Gora, ora parco nazionale. Il ritmo è molto più rilassato che a Belgrado e la gente è cordiale e ben disposta ai saluti e a fare due chiacchiere.

La mattina seguente, ci siamo spostati a Slankamen, in riva al Danubio. Ci attiravano le sue fonti ricche di minerali e speravamo in un bel bagno rilassante e guaritivo per il polso di Nat. Il vetusto e minuscolo stabilimento termale pubblico è risultato chiuso da molti anni e così, dopo un’escursione fino alle rovine di una fortezza che dominava il passaggio fluviale, con una magnifica vista sul Danubio, ci siamo diretti verso Ruma. Ci ha bloccati uno dei tanti cantieri in corso sulle strade di quella zona e ci siamo fermati a Putinci per mangiare qualcosa. Il proprietario della kafana ha improvvisato un pranzetto vegano a base di patate e cipolle e molta insalata di cavolo fresco.

All’estremità del paesino, tra le terre coltivate, un piccolo parco alberato a fianco del campo da calcio sembrava proprio perfetto per passare la notte. Sulle cime degli alberi, decine di corvi avevano fatto il nido e volavano tutto intorno gracchiando ininterrottamente. Mentre Francesco era alla ricerca del suo portafogli che pensava di aver smarrito, Numi si era impiastricciato il pelo durante l’esplorazione dei dintorni e non potevamo farlo risalire a bordo del camper conciato in quella maniera. Abbiamo deciso di lavarlo in uno stagno lì vicino, pieno di alghe, rane, girini e qualche sanguisuga. Accompagnati dalla colonna sonora di gracidii e gracchiate, siamo scesi verso il bordo dell’acqua, ma Nat è scivolata e il suo polso ha ricevuto un nuovo colpo di frusta. Che iella! Il dolore e il gonfiore aumentavano di ora in ora.

Il mattino seguente abbiamo richiamato Djoko che si è reso disponibile a vederci subito. Fortunatamente ci trovavamo ancora nei paraggi. Per l’ennesima volta, Nat è stata sottoposta alla tortura delle manipolazioni delle ossa del polso, che in effetti si erano nuovamente spostate. Questa volta era presente anche la moglie di Djoko, una vera fan delle canzoni romantiche italiane, che ci ha offerto un caffè alla turca al ritmo delle canzoni di Toto Cutugno e di Al Bano e Romina Power.

Djoko possiede due lipizzani, due bei cavalli sensibili e scattanti, dal caratteristico pelame grigio. Sono loro a trainare il vecchio calessino restaurato, risalente a ben 150 anni orsono, che Djoko ci ha mostrato con giustificato orgoglio, proponendoci di fare un giro insieme, ma si era ormai fatto tardi ed era necessario tornare a Belgrado.

Il tempo stringeva, i lavori sulle strade ci obbligavano a lunghe deviazioni, il traffico si stava facendo più intenso e non vedevamo l’ora di arrivare a Ostružnica per lasciare Rocco, ma ci attendeva l’ultimo intoppo della nostra due giorni: il nostro posteggio usuale non era più disponibile. A quel punto, l’abbiamo lasciato lungo la strada, di fronte alla casa dello zio Dobro.

Di sicuro lo ritroveremo tra qualche giorno, per un nuovo giro, questa volta fino al confine con la Bosnia, tra le colline e le vallate boscose attorno a Loznica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.