posti e persone

Ritorno a Čučale

Siamo tornati a Čučale per la festa dei morti e per quella dei santi patroni, gli apostoli Barnaba e Bartolomeo. Abbiamo approfittato dell’occasione per mostrare il nostro Rocco a un distinto meccanico della zona che ha proceduto a quello che qui chiamano il “grande servizio”, un lavoro di controllo importante e completo.

È stata una vera fortuna aver deciso di portare il camper dal meccanico proprio ora: la pompa dell’acqua era in pessime condizioni, e non avrebbe retto altri chilometri. Dopo aver cambiato la cinghia di distribuzione, l’olio, i filtri aria e olio e la pompa dell’acqua, e aver controllato i freni e le sospensioni, ci sentiamo decisamente rassicurati a rimetterci in viaggio.

Al villaggio abbiamo ritrovato la famiglia, che ci ha sommerso di attenzione e affetto. Abbiamo consacrato una buona parte del nostro tempo ai suoi abitanti, partecipando attivamente alla vita del villaggio. Man mano che la relazione con loro si approfondiva sempre di più, Francesco ha iniziato a comunicare in serbo, con grande diletto di tutta la comunità, che gli ha raccomandato di imparare la lingua al più presto, di modo da poter parlare insieme con più agio.

I pochi anziani rimasti si tengono indaffarati con la cura degli orti e dei pochi animali rimasti. Il caldo è arrivato all’improvviso, con temperature ben oltre i 30 gradi e un’umidità molto elevata.  Così ci si incontrava all’ombra degli alberi, godendo di ogni filo d’aria e invitandosi a vicenda per una bella fetta di anguria fresca.

Nat e io abbiamo avuto un’idea per un interessante progetto da creare nel villaggio, che potrebbe attirare nuove persone e portare un bel po’ di movimento. Lo abbiamo esposto e tutti si sono sentiti partecipi, con consigli, idee, avvertimenti e dichiarazioni di entusiasmo e solidarietà, anche se (per ora) si tratta solo di un’ipotesi da approfondire. La gente di Čučale, che ha vissuto su quella terra fin dall’infanzia, è molto attaccata al villaggio e coltiva ancora la speranza di rivederlo abitato e vitale, come lo era stato all’epoca della loro gioventù.

La festa per i morti, il 19 di giugno, ha creato l’occasione di riunire i membri delle varie famiglie attorno alle tombe dei loro defunti. Il cimitero dista qualche chilometro dal villaggio ed è sistemato in un campo aperto. Tra l’erba e i cespugli spuntano le lapidi, e tra queste, qui e là hanno disposto qualche tavolo con le sue panche. Prima della festa, ogni famiglia taglia le erbacce e a dà una sistemata generale attorno alla tomba del suo defunto. Il giorno della festa, la gente arriva con cibo e bevande e apparecchia la tavola come per un picnic. Per i morti si prepara un piatto colmo di cibo e l’immancabile caffè. Si accendono le candele votive, rivolgendo una preghiera per quelli che non ci sono più. Poi si mangia tutto il bendidio portato, che diventa anche il momento in cui le persone si incontrano, magari dopo anni, e si raccontano le novità. Una particolarità del cimitero di Čučale è che le tombe sono messe una accanto all’altra, senza vialetti o passaggi, e quindi ci si sposta camminandoci letteralmente sopra. Del resto, a chi riposa là sotto non da fastidio minimamente. Al termine dei festeggiamenti, il cimitero si svuota e restano solo i piatti lasciati per i morti: un after-party per i cani e i gatti della zona, che penseranno a ripulirli di buona lena.

L’indomani eravamo inviati a pranzo da una parente che ci ha sopresi, preparandoci cibo vegano squisito (oltre ovviamente, ad aver cucinato per gli altri): cracker di grano saraceno con sesamo e semi di lino, sugose sarme di verdura, champignon farciti al forno, piccole cotolette di soia, pite di spinaci e funghi e insalate a profusione, senza dimenticare l’ottima torta al cioccolato e marmellata di albicocche e dolcetti al cocco. Ha preparato così tanto cibo che ce ne siamo nutriti per tutta la settimana successiva!

Il 24, invece, ci siamo recati tutti in mezzo al bosco, sulla collinetta dietro al villaggio, salendo per una ripida strada sterrata e irregolare. Il caldo aveva dissuaso parecchi anziani e così eravamo relativamente pochi, insieme al pope Dragan. Sul posto ci sono le rovine dell’antica piccola chiesa, giusto una traccia di sassi posti tra gli alberi, tra cui un faggio davvero avvolgente. Il rito ortodosso prevede che il pope reciti cantilenando, con voce tonante, le preghiere dell’occasione, ed è coronato da una camminata che prevede tre cerchi attorno alle rovine della vecchia chiesa, seguita dalla benedizione: una bella spruzzata di acqua benedetta in testa. La tradizione vuole che ogni anno, a turno, una famiglia del posto riceva il compito di invitare tutti gli altri alla cerimonia, fornendo cibo e bevande per il pranzo di tutti.

Il tempo è volato, tra cerimonie, chiacchiere, piccoli lavori e passeggiate. La zona è davvero molto bella, boscosa e piena di fonti e ruscelletti d’acqua, con campi coltivati e frutteti, e l’occhio si perde nel verde, trasmettendo un profondo senso di pace e tranquillità. Senza quasi rendercene conto, era giunto il momento di riprendere la strada.

Abbiamo lasciato Čučale a malincuore, dopo aver salutato uno per uno i suoi abitanti, che ci hanno riempiti di miele, marmellate, rakia, vino, biscotti, noci, nocciole e altre bontà. Abbiamo deciso di prendere la strada per la Šumadja, una zona molto boscosa verso nord ovest, per visitare le sue colline e le sue città, che promettono bene.

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