posti e persone

Pirot e dintorni

Quest’anno la primavera non si decide a mostrare la sua faccia calda e solare, qui in Serbia. Il tempo freddo e piovoso ci ha accompagnati fin dalla frontiera, attraverso paesaggi in cui la presenza umana era minima: colline e monti coperti di boschi, prati e campi, lungo strade tortuose e talvolta malridotte. Ogni tanto ci fermavamo, per assorbire il verde rigoglioso e lasciare che l’occhio si perdesse all’orizzonte. Nel nostro viaggio, ben poche volte abbiamo incontrato scenari così naturali e intatti. La Serbia ne è ricchissima, non appena si lasciano le città e le principali arterie di traffico. Nonostante le nostre ripetute visite, ci mancano ancora vaste zone da esplorare.

Il maltempo ha limitato le nostre escursioni in Natura, così da Priboj ci siamo diretti a Kraljevo, città nella quale eravamo già stati e dove abbiamo ritrovato il bel lungofiume e il mercato vecchia maniera, suddiviso tra le bancarelle con il cibo da una parte e il mercato delle pulci zingaresco dall’altra. Anche se l’atmosfera era tranquilla, infrasettimanale e piovosa, c’era un bel movimento di gente, con fumanti tazze di caffè portate tra i banchi, chiacchiere e vecchie canzoni che uscivano dalle radioline che penzolavano dai sostegni delle bancarelle.

Da lì, ci siamo spostati a Kruševac, dove volevamo far visita a una parte del parentado di Nat, tra cui un bebè appena arrivato, paffuto, vispo e molto carino. Vicino alla città si trova anche il nostro meccanico di fiducia, a cui abbiamo affidato Rocco per un controllo e il cambio dell’olio e dei filtri. Il meccanico ha constatato che i freni posteriori avevano bisogno di essere cambiati e non appena saranno disponibili i ricambi necessari, torneremo a farli sistemare. Kruševac è sempre più ripulita e in via di modernizzazione, con un intero quartiere in via di realizzazione. Lì accanto si trova un grande parco dove ci siamo fermati a dormire, approfittando dei prati e dei suoi vialetti per la nostra ormai abituale ginnastica del mattino. Mentre eravamo intenti a fare il plank, ci siamo sentiti osservati: un simpatico signore sull’ottantina si era fermato a guardarci, dandoci consigli su come farlo meglio. Abbiamo scoperto che si trattava di un ex allenatore, che è stato più che felice di dirigere i nostri esercizi ginnici, secondo la vecchia scuola jugoslava, facendoci finire con la lingua fuori dalla fatica. Tra una cosa e l’altra, il tempo a Kruševac è volato e abbiamo preso la strada verso Niš, dove ci attendeva il cugino di Nat.

Lì abbiamo posteggiato Rocco nel nostro posto favorito, il parco Čair vicino allo stadio. Nelle vicinanze del parco, dove Numi si è consumato il naso a forza di annusare ogni angolo, c’erano anche il mercato, il centro cittadino e il centro sportivo con la piscina. Una zona perfetta per noi. Gagoš, il cugino di Nat, ci ha portati in visita a Niška Banja, un centro termale poco fuori dalla città. Dalla nostra ultima visita, un paio di anni fa, ricordavamo un posto affollatissimo e pieno di lavori in corso. Stavolta, invece, era tranquillo e i cantieri erano stati completati. Niška Banja era una località termale già ai tempi degli antichi romani e tuttora, quando si eseguono scavi, emergono reperti dell’epoca. Proprio in mezzo al paese spicca la clinica Radon, un’imponente struttura con la caratteristica architettura jugoslava degli anni ’60, ancora attiva. Al suo interno scorrono le acque calde e leggermente radioattive che sono apprezzate da secoli per le loro capacità curative, in particolare per i problemi agli occhi e al sistema cardiocircolatorio. Da lì, Gagoš ci ha portati a una cinquantina di chilometri di distanza, in una zona chiamata Zaplanje, caratterizzata da paesaggi naturali a perdita d’occhio: colline boscose, ruscelli, piccoli poderi con vecchie case, molte delle quali costruite con tecniche tradizionali (pietra, legno, paglia e fango). Abbiamo camminato lungo strade sterrate senza incontrare un’anima, se non qualche rara automobile di passaggio. In lontananza, spiccava la Suva Planina, la montagna secca, un massiccio di roccia nuda e grigia che si staccava nettamente dal verde intenso dei boschi circostanti. Il contrasto con la città era fortissimo: l’aria era viva e pulita e la Natura ci trasmetteva una vibrazione di energia generosa e potente. Quella zona aveva un carattere davvero speciale, che ci ha ricaricato e messo di ottimo umore.

A Niš abbiamo anche ritrovato Nina e il piccolo Vuk, la famiglia del fratello di Gagoš, deceduto pochi anni fa, invitandoli per un pranzetto vegano nel camper. Per fortuna il tempo era clemente e abbiamo potuto godere del sole, facendo giocare Vuk e Numi all’aperto.

Grazie ai buoni consigli di Gagoš, ci siamo poi diretti a Pogonovo, a sud est di Niš, verso il confine con la Bulgaria. Lì si trova il monastero di Sveti Jovan Bogoslav, lungo le gole formate dal fiume Jerma, ma abbiamo trascurato un dettaglio importante: era il primo di maggio. Quel particolare giorno festivo è molto sentito dai serbi, che tradizionalmente si riversano in ogni possibile cantuccio della Natura, per grigliare la loro amatissima carne con amici e famiglia. Così, quando siamo arrivati sul posto, abbiamo trovato un posteggio per pura fortuna, tra le auto infilate in ogni angolo, assistendo al riempimento completo e totale di ogni pensabile anfratto e all’invasione dei prati attorno al monastero. Restaurato di recente, il monastero risale al XIV secolo, con una bella architettura in stile bizantino. Il suo interno, affrescato con i tradizionali motivi religiosi ortodossi, manteneva un senso di raccoglimento e silenzio, nonostante la ressa allegra e chiassosa all’esterno.

Abbiamo approfittato del bel tempo e siamo saliti per qualche chilometro sul monte dietro al monastero, fino al magnifico belvedere Tikva, da cui abbiamo potuto ammirare il panorama che si stendeva tra le montagne. Tutta la zona appariva coperta di fitti boschi, da cui emergevano alti picchi di pietra. Nelle vallate sottostanti abbiamo scorto un solo paesino, in lontananza.

Al ritorno, abbiamo avuto la fortuna di incontrare e di scambiare quattro chiacchiere con l’abate Mardarje, un cinquantenne gioviale e robusto. Nel suo tradizionale abito talare nero, i capelli e la barba lunghi, un cinturone con i simboli monacali e gli occhiali da sole, era proprio un personaggio interessante. Mardarje si è mostrato molto contento di ricevere visitatori dalla Svizzera, di cui conosceva Zurigo per averla visitata due volte.

La nostra intenzione era di spostarci da lì a Stara Planina, il massiccio montuoso che si stende tra la Serbia e la Bulgaria, dove si trova un enorme parco naturale e in alcune aree si possono ammirare mandrie di cavalli selvaggi in libertà. Le previsioni del tempo, però, annunciavano neve in montagna, così siamo rimasti più a valle, nella cittadina di Pirot, una località che ci piace particolarmente. Pirot non è troppo grande, conta circa 50.000 abitanti e ha un ritmo di vita a misura d’uomo. È attraversata dal fiume Nišava, le cui rive ben curate formano un ambitissimo corridoio verde che dà un tocco di relax e al contempo sprona la popolazione alle passeggiate. Abbiamo trovato posto per Rocco vicino allo stadio di calcio, da dove si raggiunge facilmente il centro, camminando lungo l’argine del fiume.

Il quartiere attorno al mercato è molto caratteristico e autentico. La piazza triangolare con le bancarelle del mercato è adiacente a un piccolo parchetto in cui numerosi cani di strada hanno eletto domicilio. La strada vi gira tutto attorno e al di là della strada si trovano edifici a due piani, tutti con un negozio o un’attività artigianale al piano terra. Così, oltre alla decina di panetterie, qualche kafana (osteria) e alle latterie, si trovano botteghe di artigiani come un vetraio, un corniciaio, un paio di sarte, qualche macellaio, venditori di attrezzi agricoli, gomme per trattori, cibo per animali, articoli per la casa, colori e materiale idraulico, agenzie di viaggio in autobus e altro ancora. Molte delle auto in sosta funzionano come magazzino per i venditori del mercato, così è comune vedere pile di cassette sui sedili, fino al tetto. A un angolo della piazza si trova la stazione centrale dei bus, a fronte di una scuola. A qualche metro c’è anche un’autopompa. In giro s’incrociano scolari, nonne e nonni, lavoratori indaffarati, così come gentilissimi cani senza padrone, ormai abituati a ricevere qualche boccone dalle persone intente a gustarsi la tradizionale colazione delle dieci, a base di burek (carne macinata avvolta tra sottili sfoglie di pasta filo, oliata e cotta al forno) e yogurt. Tutto questo rende quel quartiere molto dinamico e vivace.

Domani il tempo dovrebbe migliorare e le temperature rialzarsi. Passeremo ancora una notte a Pirot e poi saliremo sulla Stara Planina per qualche bella camminata e, chissà, magari un incontro con i cavalli selvaggi.

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