posti e persone

Oscar ci saluta

La convalescenza di Oscar, dopo l’estrazione di due denti del giudizio, è stata impegnativa. Chiusi in casa a Belgrado per la maggior parte della giornata per sfuggire alla calura intensa, lo vedevamo aggirarsi dolente e con la faccia gonfia, impossibilitato a mangiare alcunché di solido e preoccupato per l’imminente arrivo della sua compagna che sarebbe arrivata da Barcellona per passare gli ultimi 5-6 giorni insieme. Nonostante il suo stato, Oscar aveva preparato un romanticissimo cartello di accoglienza, con foto, cuoricini e una grande scritta in cirillico: “Benvenuta, Ainhoa mia”.

A mezzanotte e mezza siamo andati all’aeroporto ad aspettarla con largo anticipo per trovare un posteggio. L’aeroporto di Belgrado è in ampliamento e tutta l’area è una specie di enorme cantiere in cui i posteggi sono irraggiungibili. Ognuno finisce per lasciare l’auto dove trova un buco, con taxi e bus che cercano di serpeggiare tra le file, gli sbarramenti e i mucchi di materiale. Oltre a tutto questo, l’orario previsto per l’arrivo di Ainhoa era stato posticipato di un’ora e corrispondeva all’atterraggio di diversi voli internazionali, stracolmi di serbi della diaspora. I potenti fari all’esterno illuminavano uno scenario caotico, pieno di polvere, rumore, confusione e viavai di mezzi e persone e tuttavia privo di conflitti o tensioni. Come abbiamo visto innumerevoli volte, una volta entrati nell’atmosfera, tutto è filato liscio e abbiamo così formato un nuovo gruppetto felice, stipato nell’auto di Petar.

Dopo alcuni giorni di recupero in città, siamo ripartiti alla volta di Čučale, che Oski desiderava far conoscere ad Ainhoa. In autostrada erano centinaia le auto dirette a sud, con targhe da mezza Europa e particolarmente tedesche, austriache e italiane. Pensavamo fossero tutte persone di ritorno in Serbia per le vacanze estive, dimenticando che quella è la via seguita anche da albanesi, kosovari e turchi della diaspora. In questo periodo, attraversare i confini verso quei paesi può richiedere facilmente diverse ore.

A Čučale abbiamo riassaporato l’aria pulita, il verde e i suoni della campagna. Dopo aver passato alcuni giorni sereni insieme, già era arrivata l’ora di portare Oscar e Ainhoa a Niš, per il volo di rientro. Dopo tutti quei bei momenti condivisi, avevamo il magone a prendere strade divergenti.

Una volta salutati i nostri due piccioncini, invece di tornare subito al villaggio di Petar, abbiamo risalito il corso del fiume Nišava verso un paesino dove c’era una spiaggetta e si poteva fare il bagno. Dopo aver corso il rischio di restare bloccati con Rocco lungo una ripida stradina sterrata e resa sdrucciolevole dal temporale del giorno prima, ci siamo goduti la nostra anguria, seduti in riva al fiume, mentre arrivavano le famigliole di Niš pronte al picnic domenicale, che da queste parti consiste in enormi quantità di carne alla griglia.

La zona lì attorno è molto interessante e si sviluppa come una stretta gola tracciata dalla Nišava, i cui fianchi si innalzano verso alture rocciose. Secoli fa, da lì passava un’antica via romana, la Via Militaris, che fino a poco tempo fa era ancora il collegamento principale verso la Bulgaria e la Turchia, con un’ininterrotta processione di camion e automezzi. La recente autostrada ha spostato il traffico altrove, rendendo nuovamente la zona tranquilla e vivibile. Il cugino di Nat, Gagoš, possiede una piccola casa di vacanza proprio lì, in un paesino chiamato Prosek, e si è offerto di farci da guida per conoscere qualche angolo speciale dei dintorni. Ci siamo così trovati e siamo saliti insieme a Sićevo, noto per i suoi vini e per la splendida vista su un lungo tratto della valle, che in quel punto forma una strettoia. In quel punto si trova una delle centrali idroelettriche più vecchie della Serbia, dove alcuni macchinari risalgono a oltre cento anni orsono e sono tuttora in funzione.

L’esplorazione di alcune stradine secondarie ci ha condotti nei pressi di alcune case di vacanza della media borghesia di Niš degli anni ’60, ’70 e ’80. Durante la crisi di inizio anni ’90, in cui moltissimi serbi hanno abbandonato il paese, molte case sono state trascurate o abbandonate dagli eredi, ormai stabilitisi in altre nazioni. L’atmosfera era molto particolare, tra case in abbandono e altre curatissime, tra vegetazione selvatica e prati all’inglese, siepi tagliate e piccoli alberi da frutta piantati di recente. Gagoš ci ha in seguito portati a Manastir, un piccolissimo borgo sulle alture, dove la comunità locale ha risistemato un’antica chiesetta molto semplice e carina, e poi lungo la strada che sale sui pendii opposti a Sićevo, su quella che chiamano la Montagna arida, a causa della scarsità di fonti di acqua. Dopo un buon pranzetto nella kafana locale “Da Ivan” e una visita alla spiaggetta di Prosek, ci siamo diretti a Niška Banja, dove volevamo fermarci per la notte. Erano le otto di sera di domenica e non pensavamo di trovare il pienone. Evidentemente i cittadini erano fuggiti dalla calura urbana per rifugiarsi nella frescura della Banja, distante solo pochi chilometri dalla città. Di trovare un posto per Rocco non se ne parlava neppure.

Siamo così tornati al nostro posto favorito in città, vicino alle piscine e allo stadio, dove si stava svolgendo una partita, con tanto di accompagnamento di tamburi, cori dei tifosi e polizia. Lo stadio di Niš ha un’apertura, che dalla strada dà direttamente accesso sul campo di gioco. Siamo andati a dare un’occhiata e i tifosi erano sì calorosi, ma pochi, al punto che sembravano più numerosi i poliziotti disposti attorno allo stadio.

Il giorno seguente, Francesco si è fatto fare i suoi occhiali nuovi. Dato che sarebbero stati pronti in un paio di ore soltanto, ci siamo goduti il mercato vicino e il parco adiacente e poi abbiamo ripreso la strada per Čučale. È arrivata l’ora di pianificare la nostra visita in Bosnia, dove siamo invitati a un matrimonio in grande stile. Già ci immaginiamo la festa e, soprattutto il ballo in gruppo, il tradizionale kolo, dove vogliamo lanciarci incuranti della nostra ignoranza in materia. Sicuramente troveremo qualche anima paziente che ci insegnerà come evitare di pestare i piedi a tutti.

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