posti e persone

Na ste kalà, Hellada

Dopo aver ripreso peso e forze dal nostro digiuno a Neochori, ci siamo rimessi in viaggio e, passata Kyparissia, ci siamo spostati a Pyrgos per cercare un ricambio che ci avrebbe permesso di far funzionare il frigorifero anche a gas. Solitamente non prendiamo l’autostrada, preferendo avere l’agio di andare piano e guardare bene i dintorni. Dopo dieci giornate calme, passate tra le dune, siamo rimasti sorpresi per il movimento di gente in piena attività a Pyrgos.

Fortunosamente abbiamo trovato il pezzo per il frigo, solo per scoprire che ci voleva un altro ricambio specifico, impossibile da trovare in Grecia. Così, abbiamo deciso di fare a meno del frigo per le prossime settimane, fino a quando non arriveremo dal nostro amico riparatore, a Monza. Anche se ci vorrà tempo, siamo tranquilli: mangiando frutta e verdura fresche, che comperiamo costantemente nei mercatini locali, non abbiamo bisogno di conservare nulla al freddo.

Da Pyrgos, c’è voluto poco per raggiungere Patras, la porta tra il Peloponneso e il nord ovest della Grecia. Questa volta ci siamo regalati una notte in un albergo sulla costa, che si è rivelato perfetto per le nostre esigenze. Hanno accettato Numi senza difficoltà, il posteggio per Rocco era proprio di fronte alla reception, la camera era silenziosa e pulita e al mattino, abbiamo ricevuto una colazione vegana con i fiocchi, preparata appositamente per noi.

A Patras, abbiamo passeggiato per la città vecchia, contraddistinta da lunghe vie che la attraversano in lunghezza, e poi siamo saliti sulla collina alle sue spalle, dove svetta la vecchia fortezza e da cui si gode di una magnifica vista sul mare e sul ponte che la collega alla Grecia “continentale”.

Al di là del ponte, il paesaggio è cambiato subito, con colline e alture montuose coperte di boschi. Ogni tanto la strada scendeva lungo una valle, per lambire il mare. Proprio di domenica abbiamo così raggiunto Missolungi, che si affaccia su una grande laguna. La cittadina ci è sembrata carina e ordinata, di domenica era particolarmente tranquilla, forse anche per via di un venticello freddo che invitava a restarsene in casa o chiusi in qualche baretto. Noi, da bravi nordici (si fa per dire…) l’abbiamo comunque girata in lungo e in largo, apprezzando i panorami lagunari in cui si specchiavano le montagne, con le cime ancora innevate.

Proseguendo ancora più verso nord, ci siamo fermati a Menidi, un minuscolo borgo con un pugno di case tra la statale e la riva di un lago salmastro, dove si trovano fenicotteri in libertà. Il posto era così tranquillo e calmo che ci abbiamo passato un paio di giorni, passeggiando tra i canali e osservando i fenicotteri e i pescatori locali, che ogni giorno, alle prime luci dell’alba, si ritrovano sul molo per gettare le lenze in acqua e scambiare quattro chiacchiere. Noi pensiamo che siano le mogli stesse a spingere i propri uomini fuori di casa fin dal primo mattino, per avere qualche ora di calma tutta per sé. La pesca, da questo punto di vista, è un’attività perfetta: seduti all’aria aperta, ad attendere che qualche pesce abbocchi, gli uomini stanno tra loro per ore, a chiacchierare, fumare e bere un goccino.

Siamo poi saliti ancora più a nord e abbiamo raggiunto Giannina, o Ioannina, il capoluogo della regione e una delle ultime tappe in Grecia. Già un paio di anni fa vi avevamo fatto sosta e l’avevamo trovata molto carina, nonostante fossimo in pieno lockdown e tutte le attività fossero spente. L’impressione si è confermata anche questa volta. Abbiamo trovato posto in un ampio parcheggio a ridosso del centro e vi abbiamo dormito un paio di notti. Questa volta ci siamo presi il tempo di girare a lungo per la città, scoprendo nuovi angoli molto interessanti. Oltre all’immancabile fortezza, vi si trovano importanti resti dell’occupazione ottomana, ora in fase di restauro e recupero. Attorno a quella che sta diventando una magnifica piazza, si trovavano un massiccio palazzo dell’amministrazione turca, la biblioteca, la moschea, gli antichi bagni, la tomba di Ali Pascià e altre costruzioni ottomane. Nonostante i lavori in corso, l’effetto era già molto scenografico

Ioannina si specchia su un ampio lago, con un effetto paesaggistico quasi svizzero con le montagne innevate attorno. La passeggiata sul lungolago è molto amata dagli abitanti della città. Dietro alla fortezza si stende un grande quartiere di stradine ricche di piccoli negozi, ristoranti e bar. Questa immersione in un clima urbano ma poco frenetico ci è piaciuta molto, come il fatto che la città non sia stata deturpata dallo zelo di modernizzazione. Vi si trovano ancora molti vecchi edifici in pietra in disuso, con un grande potenziale per farne un’abitazione, un locale pubblico o una boutique.

Ci troviamo ora a pochi chilometri dal confine, sul posteggio di un monastero ortodosso e domattina attraverseremo il confine per andare a Saranda, in Albania. Questa notte è la nostra ultima notte in Grecia. Dopo tutti questi mesi passati a scoprire luoghi nuovi, siamo emozionati per questo nuovo cambiamento di lingua e di cultura. Due anni fa, i lavori di costruzione e sistemazione della costa albanese fervevano in ogni angolo, e ora siamo curiosi di vedere le opere completate.

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