posti e persone

Milli e la torre

Stiamo aspettando una meteo più stabile per tornare a Zacharo. Per ora siamo ancora in Laconia, dove il tempo è meno irruente e piovoso. Per non farci mancare niente, siamo stazionati su una delle nostre spiagge preferite, Mavravouni, a 5 metri (effettivi) dal mare. Che spettacolo poterlo osservare in ogni sua forma e manifestazione! Quando il tempo è più freddo, ventoso e temporalesco, impazzisce letteralmente e butta onde su onde, che si frantumano vigorosamente sulla spiaggia. Dietro a Rocco c’è un lungomare, sul quale la gente del posto ama passeggiare oppure, come un uomo che vediamo e salutiamo ogni giorno, fermarsi con la macchina, aprire i finestrini, fumare guardando le onde e, chissà, forse riposarsi dall’estenuante vita di coppia…  Insomma, anche quando sembra non accadere niente, nel nostro quotidiano succedono un sacco di cose.

Dalla nostra spiaggia si vede un promontorio pieno di macchia mediterranea, dietro al quale s’intravede un’altra spiaggia, chiamata Vathi. Sul monte alla fine di questa seconda spiaggia troneggia una torre ed è proprio lì che pochi giorni fa abbiamo deciso di andare in esplorazione. Ogni volta che usciamo dal camper incappiamo in avventure imprevedibili. E così, muniti di qualche dattero e una bottiglia d’acqua, ci siamo incamminati verso la torre, sapendo che avremmo impiegato ore per raggiungerla e rallegrandoci per l’imminente avventura.

Dapprima abbiamo costeggiato la nostra spiaggia per diversi chilometri, approdando al promontorio con la speranza di trovare un sentiero praticabile per passare dall’altra parte. A me piace tanto impelagarmi e lo faccio appena posso. Grande è stata la mia gioia, quando ho scoperto che potevo buttarmi in quella fitta macchia, una volta appurata l’esistenza di una mulatiera approssimativa piena di rovi e sterpi, che Francesco ha ripulito alla meglio con il suo coltellino Opinel. Non sono mancati tagli e graffi quando si è trattato di passare attraverso i fitti cespugli spinosi che non si potevano sfoltire. Sembrava che il promontorio non finisse mai, ma dopo esser stati seguiti da uno stormo di gabbiani in volo per un lungo tratto di sentiero impervio, siamo approdati alla spiaggia di Vathi. Da lì, ci aspettavano altre prove: i diversi chilometri di distesa sabbiosa e la successiva ascesa sul monte, all’altro lato.

Appena incamminati, ecco che dal nulla spunta il primo cane. Ha un lungo pelo marrone, lo sguardo vispo e simpatico e ci dispiace non aver pensato di prendere  con noi qualche biscotto da offrirgli. Ci segue come se fosse la cosa più naturale del mondo. Dopo qualche minuto, ecco che ne spunta anche un secondo, bianco e leggermente sovrappeso, munito di collare. Ci annusa, annusa l’altro cane, poi decide di seguirci. Intanto proseguiamo lungo quella spiaggia che è molto più selvaggia della nostra: poca presenza umana in giro, solo qualche casa curata, ma non abitata e un albergo, bruttino assai, chiamato pomposamente La belle Hélène, anch’esso rigorosamente chiuso. Al duo di cani si aggrega per finire anche una cagna gigantesca, appesantita dalle molteplici gravidanze. Siamo quindi in 5, un bel gruppetto.

In fondo alla spiaggia, un po’ in altura, vediamo un piccolo edificio tutto bianco e decidiamo di esplorarlo. Da vicino ci accorgiamo che è una chiesupola, che troviamo aperta e che in pochi metri quadri esibisce un’invidiabile collezione di corredo ortodosso: icone, ritratti di santi e popi, quadri della Madonna con il bambino Gesù, turiboli ecc… una tipica chiesetta greca. Saliamo ancora più in su e scavalchiamo un muretto di circa un metro per accedere alla strada asfaltata che ci dovrebbe portare verso la torre. Il primo cane fa un agile salto e lo sormonta senza difficoltà, il bianco ha qualche difficoltà, ma anche lui riesce nell’intento. La gigantesca cagna-vitello, invece, non ce la fa e rimane dall’altra parte. Dopo neanche un chilometro, il cane bianco inizia a innervosirsi: è palesemente fuori dalla sua zona di comfort e preferisce tornare al suo rassicurante habitat. Il cane marrone, che si rivela essere una femmina, ci guarda e i suoi occhi sembrano dirci: “Io vengo con voi, mi fido”. E così, rimasti in tre, ci incamminiamo verso il borgo sottostante alla torre, un paesello con alcune case, una chiesa troppo grande per quelle poche abitazioni e l’albero di limoni più bello e carico visto finora. Cresce nel giardino di una casa privata e i suoi frutti emanano un profumo talmente inebriante che non possiamo andarcene via da lì, senza averne preso almeno uno. Ad un tratto, vediamo apparire due signori sul balcone di quella casa e con tutto il mio charme e le tre parole in greco in mio possesso, spiego il nostro intento. Morale della favola: non ci lasciano partire finché non riempiamo un sacco intero di profumatissimi limoni.

Manca ora solo l’ultimo pezzetto della missione: arrivare fino alla torre. È lì, la vediamo a tiro di schioppo, possiamo quasi toccarla. Eppure non riusciamo a trovare un sentiero per accedervi, sembra inesistente! Gira e rigira, ci accontentiamo di averla vista da vicino e torniamo indietro: il borgo, la chiesetta bianca, la Belle Hélène, la spiaggia. Facciamo una piccola pausa per mangiare i 5 datteri che avevamo portato, offrendone uno alla nostra fedele compagna di avventure, alla quale nel frattempo ci siamo affezionati assai: con i suoi occhi intelligenti e e il suo fare attento, le appioppo il nome di Milli, un nome dolce e gradevole. Esattamente come lei.

Arriva il momento di riaffrontare il monte tra le due spiagge e lì, a malincuore forziamo Milli ad allontanarsi da noi perché è pronta a seguirci. Non glielo permettiamo perché non vogliamo che finisca sul territorio di altri cani randagi che non la conoscono e che lei non conosce. Milli ci guarda come per dire: “Ma come? Pensavo fossimo diventati amici!”, poi si ferma, osservandoci scomparire nella fitta macchia per raggiungere il nostro Rocco. Torniamo alla nostra spiaggia con un sacco pieno di limoni, nuovi graffi e lo sguardo di Milli addosso. Scrivendo questo mi rendo conto che mi sarebbe piaciuto prendere Milli con noi, condividere la mia vita con la sua. Sento l’impellente bisogno di fare un pezzo di strada insieme ad un animale. Non è ancora il momento, ma arriverà il momento giusto anche per questo. Per ora è meglio che Milli rimanga sulla sua bella spiaggia greca, con i suoi amici di sempre e qualche anima gentile che la nutra.

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