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Matrimonio a Banja Luka

Arrivati a Banja Luka, ci siamo diretti subito verso Stara Ada, il ristorante sulle rive del fiume Vrbas in cui si sarebbe svolta la festa del matrimonio del figlio della nostra amica Smilja. Siamo rimasti sorpresi: quella zona, un tempo occupata da casette di operai, era ora un immenso cantiere per la costruzione di un nuovo quartiere e non sapevamo bene dove sistemare Rocco, possibilmente all’ombra. Con un fiuto che abbiamo affinato con l’esperienza, in fondo a un passaggio tra due edifici abbiamo trovato una piazzola adatta sotto a un gruppo di pini, proprio in riva al fiume. Il luogo era ben nascosto e di libero accesso ed è diventato la nostra base in città.

Il centro cittadino, distante un paio di chilometri, mostrava diversi angoli suggestivi, molte risistemazioni in corso e un’ampia e gradevole zona pedonale. Nat ha preso d’assalto vari negozietti second hand in cerca di una mise adatta alla cerimonia e si è fatta sistemare i capelli. Abbiamo esplorato la città in lungo e in largo, dal mercato coperto alla fortezza, tra uno scroscio di pioggia e l’altro. Dopo tanto caldo, un po’ di refrigerio era più che benvenuto.

Il giorno del matrimonio, ci siamo fatti trovare puntuali alla bellissima chiesa ortodossa di Cristo Salvatore, mentre un gruppo tzigano di fiati e tamburi iniziava a diffondere il buon umore tra i presenti. Le ragazze erano vestite da gran cerimonia, con abiti ricercati, tacchi vertiginosi e trucco vistoso, ma anche i ragazzi erano molto curati. Non è mancata la tradizionale bandiera serba, sventolata per l’occasione e i primi balli prima della cerimonia, sul sagrato della chiesa. Il canto di due giovani popi ha accompagnato gli sposi al rito nuziale, breve e intenso. Il tempo si era messo decisamente al bello e dopo la chiesa, ci siamo spostati sull’isoletta nel bel mezzo del fiume, proprio di fronte al ristorante Stara Ada.

Qui era stata predisposta una sala per 200 invitati, tra cui spiccava Valérie, una simpaticissima camerunese amica di Smilja, con il suo abito di lamé dorato, la sua statuaria presenza fisica e le sue sonore risate. Sin da subito si è scatenata la band che ci avrebbe accompagnati per ore. I due cantanti e i cinque musicisti erano incredibili, passavano da un brano all’altro con grande perizia tecnica e senza concedersi pause. La pista da ballo era sempre piena di gioiose persone di ogni generazione.

Ci siamo divertiti un sacco, in mezzo a quel volume sparato e al movimento di gente da un tavolo all’altro. Una rapidissima e attenta squadra di camerieri provvedeva a portare piatti e rifornire di bevande tra una portata e l’altra, intervallata da momenti di ballo, mentre l’atmosfera si faceva sempre più festosa man mano che passavano le ore. Una squadra di fotografi e videomaker immortalava ogni momento, mettendo immediatamente a disposizione le foto stampate, che potevamo acquistare sul posto. I novelli sposi, infatti, come da tradizione si sono fatti fotografare insieme a ogni invitato, in un angolo attrezzato per l’occasione, davanti a uno sfondo di fiori, tra cui luccicavano i loro nomi a caratteri giganti. Durante la serata la sposa ha sfoggiato ben tre abiti diversi, come una vera principessa.

Noi eravamo molto felici che la nostra amica Smilja si fosse ricordata di segnalare la presenza di due vegani (gli unici, nota bene), in mezzo a tutto quello che aveva dovuto organizzare!

La festa è continuata a lungo, con balli, bevute e cantate fino al fatidico momento del taglio della torta, nel parco presso la sala. A quel punto, verso l’una di notte, abbiamo salutato tutti e ci siamo ritirati a dormire, dato che l’indomani volevamo visitare Jajce, una piccola cittadina incastonata tra le gole dei fiumi Vrbas e Pliva.

La sua storia ha visto una lunga presenza ottomana e la religione musulmana vi è tuttora molto diffusa. Anche la fortezza che domina il paese risale a quei tempi e Jajce, così come tutta la zona circostante, è meta di turisti prevalentemente provenienti dai paesi musulmani. Non è raro incrociare donne velate o addirittura totalmente coperte di nero.

Per una volta anche noi abbiamo fatto i turisti, con miriadi di foto e visita alla spettacolare cascata che si trova proprio in mezzo alla cittadina.

Il fiume Pliva è stato incanalato e forma un sistema idrico molto esteso in lunghezza, chiamato Plivsko Jezero, il lago del Pliva. Seguendo il lago siamo giunti al Camper stop dallo stesso nome e ci siamo fermati un paio di notti, dato che il tempo piovoso, fresco e molto umido ci sconsigliava il viaggio. Il posto, anche se ampio, verde e con molti alberi ombrosi, era mal gestito, con infrastrutture tenute con scarsissima cura, ma lì vicino si trovava un fantastico parco pieno di corsi d’acqua, dove si trovano i “mlinčiči”, una serie di minuscoli mulini di legno risalenti al ‘700. Appartenevano alla nobiltà dell’epoca, che li concedeva in uso ai contadini, in cambio di una parte sostanziosa della farina prodotta. Nonostante il maltempo, il posto era bellissimo, con grandi alberi a specchio sulle acque del lago, piccole cascate ovunque, acque cristalline piene di pesci e di anatre.

Era giunto il momento di avvicinarci a Šipovo, dove Smilja e la sua famiglia hanno una casa. Abbiamo seguito il lunghissimo Plivsko Jezero che si snoda tra pareti di roccia scoscese, pieno di angoli affascinanti. A qualche chilometro da Šipovo, ci siamo fermati a Janjske Otoke, un luogo che ci avevano segnalato come particolarmente meritevole. Era domenica, c’era gente dappertutto e i posteggi straboccavano. Francesco voleva già andarsene, preoccupato di non riuscire a manovrare Rocco tra tutte quelle auto, quando un tipo sulla settantina, a torso nudo, si è avvicinato e ci ha invitati a fermarci nel prato della sua proprietà, per una cifra modestissima. Dopo un attimo di sorpresa, abbiamo accettato di buon grado, curiosi di vedere dove ci avrebbe portato. Il posto era un vero e proprio paradiso. Mića, il nostro ospite, possiede un terreno che si affaccia sul fiume, che in quel punto si divide in mille piccoli corsi d’acqua, formando piccole isolette alberate. L’acqua arriva freddissima dalla sorgente del Pliva, 5km più a monte, ed era così pulita che Francesco vi ha fatto un bagno nonostante la temperatura. Abbiamo passato un paio di notti molto silenziose e tranquille e Nat ha fatto delle belle chiacchierate con Mića, suo fratello e la sua famiglia, prendendosi mutualmente in simpatia. Mića si era premurato di collegarci alla corrente elettrica di casa sua e ci ha mandati nel suo orto a raccogliere ciò che volevamo. Abbiamo apprezzato la sua generosità, ma anche la sua verdura appena colta dall’orto senza l’utilizzo di alcun prodotto chimico e irrigata con l’acqua pulita. Ci siamo detti che poteva considerarsi un uomo fortunato ad avere attorno proprio tutti gli ingredienti per un’ottima salute: aria e acqua pulita, cibo fresco e biologico, movimento fisico, sole e amici attorno.

Nel frattempo, Smilja era riuscita a riconquistare un attimo di tranquillità, dopo la maratona organizzativa e così, dopo aver salutato Mića, ci siamo ritrovati a casa di Smilja, sulla collina sopra Šipovo. Il suo posto è molto carino, con un bel pezzo di terra, l’orto, parecchi alberi da frutta e un pezzo di bosco. Smilja e Mirko, suo marito, stanno sistemando la casa piano piano, preparandosi per la meritata pensione. Abbiamo passato un bel momento di amicizia, prima di riprendere la strada verso la nostra prossima tappa, Sarajevo.

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