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Le gole di Samarià

Una delle cose da fare assolutamente quando si è a Creta, è recarsi al Parco nazionale delle Montagne bianche nella prefettura di Chania. Non ci si può confondere: è l’unico parco naturale dell’isola e copre il 7% della sua superficie, con picchi che si slanciano fino a 2500 m d’altezza.

Dato che ci trovavamo nelle vicinanze e sapendo che il parco sospende le visite a fine ottobre, ci siamo affrettati a capire come accedervi. Non volevamo assolutamente mancare la splendida camminata nelle gole più lunghe d’Europa, che si estendono per ben 18 km e che conducono ad Agia Roumeli, situata sul Mar Libico.

Abbiamo dunque raccolto tutte le informazioni in merito e scoperto che Numi non sarebbe potuto venire con noi. In Grecia i cani non possono accedere ai trasporti pubblici e dato che c’era un autobus da prendere per arrivare fino al punto di partenza delle gole, dovevamo escogitare un piano alternativo.

Di lasciare Numi solo in camper non se ne parlava nemmeno, avrebbe dovuto restarvi per ben 12 ore consecutive. Troppe. Di lasciarlo a qualcuno, perché no? Ma non avevamo attaccato bottone con nessuno in particolare e non sapevamo a chi dare una responsabilità simile. Avvolgere Numi con il nostro foulard facendo finta che fosse un bebé, come avevamo già fatto in Spagna? Sarebbe dovuto restare nel foulard, quatto e zitto, addosso a uno di noi per più di un’ora… Alla fine abbiamo deciso che ci sarei andata io, lasciando Francesco e Numi al nostro campo base a Sougia.

Al mattino presto, mentre fuori era ancora buio e freddo, ci siamo diretti alla stazione del bus. Era da mesi che non passavamo una giornata intera separati e mi ha fatto strano salutare Francesco e Numi. Sono salita sul mezzo con diversi altri turisti e una decina di ragazzi delle medie, belli vivaci fin dalle sette del mattino. Mi è subito dispiaciuto non aver tentato l’espediente del foulard: il conducente del bus non ha verificato nessun biglietto, né si è mai mosso dalla sua postazione. Numi sarebbe passato inosservato e nessuno avrebbe fatto una piega.

Un’oretta e un quarto più tardi, dopo aver dapprima lasciato i ragazzi in un villaggio in cui un altro bus li stava già aspettando, siamo arrivati all’entrata del parco nazionale di Samarià. Avevo letto le testimonianze di alcuni camminatori e sapevo quindi che il biglietto d’entrata sarebbe costato 5 euro, che nel parco c’erano aree di sosta con acqua potabile a intervalli regolari e che in caso di incidente o caduta, esisteva un servizio efficace per portare il malcapitato al medico più vicino: sul dorso dell’asinello destinato a quello scopo.

Quando, cauta, ho iniziato la lenta discesa verso il mare ho capito il senso dell’asinello. Nelle prime due ore, ho attraversato boschi di faggi e castagni quasi in discesa libera. I sentieri ripidi erano perlopiù in sasso e c’era da fare molta attenzione alle rocce scivolose, ma i paesaggi erano molto scenografici e valeva la pena rallentare il passo. Ero grata a Francesco per avermi esortata a prendere un bastone con me, che mi è stato utilissimo.

Dopo la lunga e a tratti impegnativa discesa, circondata dai rigogliosi boschi del parco, il sentiero si è fatto più pianeggiante, snodandosi lungo un corso di acqua così pura da poter essere bevuta. Infatti i cartelli parlavano chiaro: niente piedi nell’acqua! Vietato fare il bagno! Questa è acqua potabile che viene imbottigliata e venduta. Nessuno la desidera al gusto di piedi sudati!

Qui e là, sul sentiero, qualcuno si era impegnato a erigere piccole torri fatte di sasso, riempiendo anche vecchi tronchi d’albero cavi con pietre. Il legno, il sasso e l’acqua erano onnipresenti. Ho passato il vecchio borgo di Samarià, abitato fino agli anni ‘60, e cioè fino a quando tutta l’area è stata dichiarata parco nazionale, per proseguire fino all’inizio delle gole.

Dopo due ore e mezza di cammino, eccole, finalmente. Che spettacolo! La via si è ristretta man mano tra le rocce, fino a raggiungere il suo punto più stretto: tre metri di larghezza, delimitato ai lati da pareti di roccia alte fino a 300 metri. Lì si poteva sentire tutta la sommessa forza dell’acqua, che nel corso dei secoli si era scavata la via, consumando inesorabilmente la roccia.

Stavo camminando da ore, ma non sentivo alcuna fatica, talmente ero assorta dai paesaggi che attraversavo. Ho fatto giusto un paio di soste di una decina di minuti, il tempo di mangiare una banana o due e di bere il gazpacho che Francesco mi aveva preparato al mattino. La mia curiosità spingeva le mie gambe ad andare avanti, per scoprire nuovi dettagli, scorci e meraviglie.

Sono così arrivata alla fine del percorso, con un pizzico di rammarico per la bella avventura che stava terminando. Sono approdata all’antica Agia Roumeli, con le sue rovine di castelli veneziani e chiesette bizantine, un tuffo in un passato sofferto e ricco al contempo. Gli ultimi due chilometri per arrivare ad Agia Roumeli moderna, con il suo porticciolo e le sue numerose taverne, sono stati quelli che più ho sentito. Alla prima taverna mi sono fermata a bere un succo di arancia fresco e far riposare le gambe che avevano percorso più di 20 km quel giorno.

Un battello serale mi ha riportato in un’oretta a Sougia, dove sono arrivata alle 18.30. Ad aspettarmi c’erano i miei fedeli compagni Francesco e Numi che avevano passato una bella giornata tra maschi all’insegna della pulizia del camper, ma anche del dolce far niente.

2 thoughts on “Le gole di Samarià

  1. Cara Nat anch’io con mio.marito abbiamo percorso le gole di Samaria oltre 25 anni fa ed ancora adesso ne parliamo spesso perché ci hanno lasciato un qualchecosa di magico e di forza della natura quasi sconvolgente. Noi dal mese di aprile siamo ad Elea rientreremo venerdì 4 novembre. Buon proseguimento in quel di Creta e in abbraccio a tutti e tre. SONIA

  2. Cara Sonia,
    vedo solo ora il tuo commento.
    Sì, le gole di Samarià sono spettacolari, da vedere e percorrere almeno una volta nella vita! Che bello che anche voi avete potuto godervi la Grecia così a lungo! Noi ci siamo innamorati di Creta e ci gustiamo ogni angolo di questa splendida isola.
    Vi salutiamo con molto affetto,
    Nat e Francesco

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