posti e persone

La Grecia ci accoglie

Eccoci in Grecia!


Dopo un viaggio di 16 ore da Bari, sul traghetto insieme a camionisti greci e turchi, arriviamo al porto di Patrasso alle sei di mattina in perfetto orario, con il buio. Unico camper nella fila di camion, ci viene chiesto solo di mostrare il codice di arrivo, sul telefonino. Niente passaporti, niente domande sospettose. Siamo arrivati.


Riusciamo nell’intento di perderci subito: per una volta facciamo a meno del navigatore e, convinti di andare a sud, facciamo un giro che ci riporta verso Patrasso. Poco male: Patra (o Patras, così è indicata Patrasso sulle mappe) è una bella città di circa 200.000 abitanti, con un centro vivace, pieno di angoli suggestivi e di gente che si ritrova negli immancabili e onnipresenti caffè. Ne approfittiamo per procurarci una carta SIM greca. Giriamo vari negozi alla ricerca di una carta dati. I venditori sono tutti molto affabili ma ci rendiamo conto che ogni negozio (anche della stessa catena) racconta una storia diversa… alla fine riusciamo a trovare ciò che cerchiamo e iniziamo la nostra discesa verso sud.


Non ci sono turisti, o quasi. La stagione estiva vera e propria è terminata, e al mare gli impianti ancora aperti, perlopiù ristoranti con posteggi vasti, hanno una gestione più che rilassata e amichevole. Molto spesso, offrono ai camperisti la possibilità di stazionare gratuitamente, dopo una cordiale chiacchierata con il gestore, o un pranzo al suo ristorante.


Le temperature sono ancora gradevoli, tra i 20 gradi serali e anche i 30 in giornata. Le spiagge sono lunghe e deserte, eccezion fatta per qualche raro bagnante tedesco, che, sotto gli occhi perplessi dei greci che già indossano vestiti più pesanti, ancora gira, come noi del resto, in costume da bagno.


Le notizie sulla seconda ondata del virus arrivano filtrate, in questa bolla greca, e molte persone con cui parliamo sono convinte che si tratti di un piano per globalizzare definitivamente il mondo, più che di una pandemia vera e propria. Ci informano che nel Peloponneso, dopo la stagione estiva piena di gente, con ritrovi e feste, si registrano zero casi. Viene da pensare: chissà cosa fanno di giusto i greci.


Ci godiamo questa sana parentesi di umanità normale, distesa e generosa. Sì, i Greci sono molto generosi. Appena entri in contatto con loro (cosa facilissima), si fanno in quattro per lasciarti qualcosa, fosse anche solo un limone o due peperoncini, in segno di amicizia. Il nostro primo ospite, Georgios, quando ha saputo che eravamo appena arrivati in Grecia e che avevamo un languorino di baklava (tipico dolce dell’area greca e turca) non ha esitato a prendere l’auto e percorrere 14 km, per portarcene una scatola intera. In regalo, naturalmente. È da cinque giorni che siamo qui e non passa un giorno senza ricevere qualcosa dai greci. Iniziamo a vergognarci del fatto che noi doniamo solo durante le ricorrenze formali. Il dono andrebbe fatto sempre, come scambio naturale. Prendiamo nota.


Una famiglia greca ci sta aspettando in una regione del Peloponneso chiamata Laconia. Ci fornirà vitto e alloggio in cambio di 5 ore lavorative giornaliere nella loro fattoria piena di animali, mandorli e uliveti. L’abbiamo trovata tramite www.wwoof.net, una piattaforma online che collega persone desiderose di aiuto con volontari che vorrebbero fare un’esperienza diversa, magari in un campo d’attività inabituale.


Ci godiamo i nostri ultimi attimi insieme, solo noi due. Siamo in giro già da un mese e abbiamo passato il periodo di prova alla grande: siamo una squadra affiatata, ogni giorno è ricco di contenuti e avventure e vivere in camper ci piace assai. Siamo curiosi di scoprire quali avventure ci attendono ora a Eumelia.

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