posti e persone

Jardin de l’Alma/Belgrado

Ci separano ben 3000 chilometri: Nat si trova in Serbia a occuparsi del padre malato, mentre Francesco è rimasto al Jardin de l’Alma, dalle parti di Marbella.

Data la particolare situazione, vogliamo sperimentare la scrittura a quattro mani, come se uno raccontasse all’altra le proprie vicissitudini.

Belgrado

Sono da mio padre da una settimana e sono entrata nella sua vita e in quella della sua compagna Mira con agio e facilità, come so fare bene. Da una vita all’aria aperta, con Francesco e Numi a mio fianco, in ambienti prevalentemente naturali, mi trovo ora in un appartamento a Belgrado, circondata dall’inverno serbo. In questa settimana sono uscita un’unica volta, passando da una vita intraprendente alla vita di una vera e propria casalinga. Curo mio papà finché Mira è al lavoro, lo ascolto, gli faccio da infermiera, cucino, accolgo gli ospiti, rigoverno, pulisco. Mio papà ha tanto bisogno di esprimere le sue emozioni, è tormentato dai demoni del passato che lo visitano di notte e lo agitano durante la giornata, non ricorda più gli episodi salienti della sua vita oppure se li ricorda falsati. È una bella impresa ascoltarlo senza intervenire, senza farlo ragionare, senza cercare di dimostrare niente.

Da qualche giorno c’è qui anche mio figlio Leo, venuto dal Ticino apposta per stare con il nonno. Sarebbe dovuto ripartire oggi, ma… è risultato positivo al covid per cui rimarrà qui anche lui per i prossimi 10 giorni. Per non farci mancare niente, sono risultata positiva anch’io, così in casa portiamo tutti la mascherina e gridiamo come dei forsennati, cercando di stare alla larga dal mio papà che non ci sente bene. Comunque Leo e io non abbiamo alcun sintomo rilevante e siamo in forma. Sono felice di potermi godere il figliolo più a lungo, seppur in modo così inaspettato.

La compagna di mio padre, Mira, lavora per gli spazi verdi della città di Belgrado e conduce un team di 32 persone. È più giovane di me di un mese e sta insieme a mio padre da ben 30 anni, una mini eternità! È incredibilmente tenera e paziente con lui e mi commuove guardarli interagire. Insieme a lei, siamo un vero e proprio team: valutiamo i prossimi passi da fare, gli somministriamo le sue medicine, parliamo con i vari specialisti. Tratta mio padre come un essere preziosissimo e darebbe un rene per tenerlo in vita qualche settimana in più.

Mio padre è stato medico, ma rifiuta di prendere le medicine prescritte. Lo capisco in realtà, ogni medicamento è per una patologia specifica e a prenderli tutti insieme, come lo suggeriscono i medici, si rischia di affaticare il fegato, di sbilanciare l’equilibrio biochimico del corpo, d’intossicare gli organi, oltre che a alterare l’umore generale. Con un tumore al cervello, chi desidera effetti secondari così impegnativi?

Non dimentichiamolo, siamo nei Balcani. Ogni giorno accogliamo visite e ogni mezz’ora squilla il cellulare di mio padre per il rapporto sullo stato della salute della giornata. Si tratta di amici, parenti, vecchi compagni di scuola. Mio padre è ancora connesso con i suoi compagni delle medie! Per Leo e me è un po’ troppo trambusto, non siamo abituati a tutte quelle persone, ma mio padre è contento di guardare i bambini che saltano sul suo divano e tutta quella gente che gira per casa. Quando finalmente restiamo solo noi quattro, regolarmente ci chiede: dove sono andati a finire tutti?

La mia calma vita iberica con Francesco e Numi mi sembra ora ben lontana. Mi mancano certo, ma ancora non riesco a vedere in che momento ci potremo riunire. Per ora conta solo l’attimo presente. Stare con mio papà il più a lungo possibile, finché ancora c’è. Rassicurarlo sul fatto che è stato un buon padre. Ricamare ancora qualche ricordo comune. Sono momenti preziosi, irripetibili e unici, malgrado tutto.

Jardin de l'Alma - Fuengirola

Negli articoli precedenti, abbiamo già accennato di Tina, che dopo 23 anni di vita in Spagna come donna d’affari nel settore dentario, ha abbracciato uno stile di vita orientato alla spiritualità.

Tina ha acquistato una proprietà di 5 ettari che era appartenuta a una coppia irlandese molto particolare. Tom era un guaritore, mentre Joyce era una medium molto rinomata. Il posto era stato pensato e costruito per ritiri spirituali e incontri di guarigione e medianità. Dopo la morte di Tom, Joyce è tornata nella natia Irlanda e la proprietà ha sofferto di un graduale decadimento, fino all’abbandono totale per una decina di anni.

Nel 2014, dopo essere riuscita ad acquistarla in modo rocambolesco, Tina ha iniziato un grande progetto di rinnovo e rilancio, per farlo tornare quello che era stato: un centro spirituale. Momentaneamente è un vero e proprio cantiere, con operai spagnoli che abbattono muri, creano o murano porte, scavano canalizzazioni, concretizzando le visioni della proprietaria. Al primo piano ci sono tre camere che possono ospitare i volontari di Workaway.

Ora siamo in sei e le mansioni sono varie: dar da mangiare alle galline, pettinare i cani, lavori di potatura, piantagione di alberi e cespugli, preparazione dei pasti, ma anche lavori di edilizia come demolizioni, sottofondi di pavimenti, tubature per l’acqua e fognature. Le cose da fare sono veramente tante! I volontari precedenti hanno lasciato molti segni creativi, come dipinti, angoli del giardino decorati, un orto  sinuoso come un lungo serpente, una pergola ombreggiata da una vite e molti altri tocchi artistici. L’intero giardino è stato disegnato da una coppia di volontari, con interessanti cantucci tutti da scoprire. Qui e là si incontrano statue di buddha e angeli. Si intravede la bellezza del posto, una volta terminati i lavori di sistemazione.

La banda dei volontari è ben assortita. Ci sono Logan, un canado-olandese dai modi da duro holliwoodiano e due coppie. Perry e Debbie, uno svedese e l’altra canadese, sono due ultra sessantenni che hanno una bella storia personale di passaggio all’alimentazione vegana, grazie alla quale lui è guarito dal diabete tipo 2 e ha recuperato perfettamente il suo stato di salute, dopo una doppia protesi alle anche. E poi ci sono ancora Bart e Ellen, una coppia di trentenni molto carini e… altissimi, da bravi olandesi. Tutti insieme abbiamo da condividere un bel po’ di abilità e passioni, che immettiamo nel lavoro con armonia e buonumore.

Al mattino, prima di iniziare i nostri lavori, Tina tiene una breve cerimonia con il suo tamburo sciamanico recitando un lungo ringraziamento per tutti gli elementi della natura e un sacco di spiriti, spiritelli e entità varie. Le sue due eleganti leviere afgane, Grace e Tia, si accoccolano insieme a Numi vicino a noi e ci tengono al calduccio nell’aria fredda del mattino.

Tra pochi giorni Perry, Debbie, Bart e Ellen si sposteranno altrove e ci sarà da riformare un nuovo equilibrio. Logan ed io dovremo riaggiustare il tiro e dedicarci solo ai lavori davvero prioritari: in fin dei conti, fare il volontario richiede impegno, ma che resti un divertimento.

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