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Il visionario progetto Cerere

Qualche giorno fa siamo stati a Bellinzona per sistemare qualche affare burocratico e abbiamo deciso di mangiare qualcosa al Bistrot Cerere, sorto durante la nostra assenza dal Ticino, proprio sotto i portici del centro storico. Ricordavamo il luogo per la sua collocazione sinistra, situato in fondo a un lungo passaggio oscuro che ha sempre dato un aspetto poco invitante ai vari baretti che vi si sono succeduti.

Con nostra grande sorpresa, abbiamo trovato un ambiente totalmente trasformato e molto accogliente. Cerere, il cui nome proviene dalla dea della fertilità e dei raccolti, è un caffè-ristorante con un’ottima offerta di piatti vegani, un angolo dedicato ai bambini e un vero e proprio negozio di prodotti naturali, anche sfusi, e vini bio selezionati.

Conoscevamo uno dei ragazzi che ci lavorava e ne abbiamo approfittato per chiedergli come fosse nata l’idea di un posto simile a Bellinzona. In pochi minuti, Ivan ci ha delineato l’iniziativa e lo abbiamo ascoltato con meraviglia e profondo interesse.

Il progetto comprende, oltre al Bistrot e al negozio, anche la trasformazione e la lavorazione di alcuni ettari di terreni ora adibiti a pascolo di bestiame. La trasformazione sarà basata sull’agricoltura rigenerativa, ovvero un sistema che ridona al terreno più di quanto prenda. In questo modo si punta a rigenerare la capacità di ottenere ortaggi e frutti ricchi di vitamine e micronutrienti. Infatti, persino nelle coltivazioni biologiche i prodotti sono impoveriti delle preziose sostanze nutritive e ci spingono a far ricorso sempre più frequentemente agli integratori.

La squadra che anima Cerere è costituita da 24 ragazzi e ragazze ed è capitanata da Elias che, oltre a una solida esperienza e formazione sul campo, collabora da anni con centri di ricerca internazionali proprio su queste tematiche.

Fino a questo punto, l’idea già ci sembrava interessante e innovativa, ma il seguito l’ha resa davvero unica. La volontà di questo gruppo è di creare un cicolo virtuoso che includerà la cura e la rigenerazione della terra, la produzione di prodotti di qualità per la vendita e l’offerta del Bistrot, la riduzione degli scarti e dei rifiuti, la creazione di impieghi con salari equi e proporzionati tra tutti i ruoli ricoperti nel progetto e l’utilizzo intelligente dell’energia e dei macchinari. Il tutto al servizio dell’autosufficienza alimentare, del benessere della popolazione e del reinvestimento degli utili in formazione e sviluppo di ulteriori progetti. Ci è sembrato un progetto fantastico, in cui sono stati presi in considerazione tutti gli aspetti della filiera.

Il progetto è ambizioso e necessita di molto denaro, in particolare in questa fase iniziale, ma data la sua grande portata, beneficia di aiuti e di garanzie finanziarie da parte pubblica ed ha ricevuto diverse donazioni da parte di privati cittadini, che hanno colto il valore dell’iniziativa, sostenendola concretamente.

Per coordinare le varie parti del progetto e i suoi sviluppi, è in corso la costituzione di un’entità giuridica, che permetterà di avere una rappresentanza verso le autorità, di gestire in modo trasparente i fondi raccolti e soprattutto, di pilotare ogni attività e ogni scelta in base ai forti valori condivisi e a piani finanziari solidi e credibili.

La visione dei ragazzi ci è così tanto piaciuta che ci siamo subito messi a disposizione per collaborare allo sviluppo del progetto, pur non sapendo quanto tempo resteremo ancora in Ticino. La passione e i profondi valori umani e spirituali che animano questi ragazzi sono contagiosi. Vale la pena lasciarsi coinvolgere in azioni che rispecchino i nostri ideali, altrimenti restano troppo spesso congelati a livello di discorso o di desiderio. È tempo di agire e collaborare e questi giovani ce lo stanno dimostrando con coraggio, fiducia ed energia.

4 thoughts on “Il visionario progetto Cerere

  1. Buongiorno,il progetto Cerere è stata una truffa per tutte le persone che hanno investito e per le persone che ci hanno collaborato.
    Attualmente non c’è più nessuno a lavorarci,i collaboratori non sono stati pagati.Ilclima che si respirava era terribile.Tante famiglie si sono trovate in serie difficoltà.Io ero responsabile chef e formatrice per la cucina

    1. Cara Alessandra, ti ringraziamo per l’aggiornamento. Dato che siamo in viaggio, non abbiamo seguito gli sviluppi del progetto, che allora ci era sembrato innovativo e coraggioso. Vi auguriamo che le difficoltà di cui parli si risolvano con soddisfazione per tutte le parti in causa.
      Un caro saluto.

  2. Salve a tutti
    Io da dipendente mi sono trovata nella stessa situazione di Alessandra.
    Non pagata per mesi e costretta ad affrontare situazioni terribili per colpa dei titolari.
    Dopo mesi e mesi sono ancora qui che aspetto i miei stipendi lavorati e sudati
    Una vergogna senza precedenti

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