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Il meraviglioso Mani

Dopo aver passato quattro giorni a Eumelia, dove siamo ripassati per riprenderci le biciclette e salutare i nostri amici, oltre che fare un paio di bucati e sbaciucchiare ben bene Iasonas, abbiamo preso la strada per Calamata, attraverso la penisola del Mani. Il Mani si divide in due zone, quella della Laconia, da cui provenivamo, e quella del golfo di Messinia, verso Calamata. Fin da subito, la giornata si è presentata promettente, con un bel sole caldo fin dal mattino.

Passato Ghytio, il paesaggio cambia: gli oliveti lasciano il posto a terre aspre e aride che salgono ripide dal mare. Gli antichi abitanti del Mani hanno strappato la terra ai fianchi dei monti, con infiniti terrazzamenti e muretti a secco che servivano a delimitare orti, colture e i preziosi pascoli. La vita qui era estremamente dura e segnata da frequenti assalti di pirati. I villaggi erano costruiti in altura, lontani dal pericolo e dall’umidità marina. Le attività comprendevano la produzione di olio, la tessitura, l’allevamento di capre e la raccolta di sale marino. Le case in sasso si raccoglievano attorno a edifici fortificati solitamente contraddistinti da una torre. La società era suddivisa in clan, con rigide regole e codici, tra cui quello della vendetta per riparare i torti subiti. Passando attraverso paesaggi brulli, tra rocce, sassi e macchia di cespugli, abbiamo provato a immaginare quella società e quelle genti, affascinati dalle vestigia delle antiche case, molte delle quali ancora utilizzate. Sono terre che raccontano una storia di abbandono e di emigrazione nella grande Atene o forse più lontano ancora. Eppure, proprio in questi ultimissimi anni, ci sono i primi segnali di inversione di tendenza, con le giovani generazioni che fanno ritorno alla terra, inventandosi nuove attività.

Siamo passati per Aeropoli, la “capitale” del Mani, che si trova proprio tra le due parti della penisola. La strada principale ci ha mostrato un paesotto piuttosto banale, ma una piccola sosta ci ha permesso di scoprire un bel centro storico, con viuzze in sasso e una moltitudine di negozi e ristoranti. Proseguendo, siamo arrivati al golfo di Messinia. Meno aspro e più ricco di vegetazione, questa parte del Mani è punteggiata da piccoli villaggi affascinanti, pieni di storia, di resti bizantini, veneziani, ottomani e di costruzioni delle famiglie maniote più ricche e potenti.

In uno di questi villaggi abbiamo vissuto un momento molto particolare. Nat aveva appena ricevuto la notizia che una sua amata zia, dopo un lungo periodo di malattia, era caduta in coma e stava per morire. Dopo un breve tratto di strada, abbiamo deciso di prenderci un momento di pausa per raccoglierci e mandarle un’intenzione di cuore per un viaggio finale pacifico, sereno e luminoso. Appena entrati nel paesino di Kardamili, abbiamo trovato posteggio per Rocco e un posto idoneo per noi nei pressi di una chiesetta. Lì, su una panchina, ci siamo raccolti in silenzio per inviare la nostra intenzione per la zia. Entrambi, senza esserci messi d’accordo prima, l’abbiamo “vista” camminare verso un potente fascio di luce. Da quella panchina, si vedeva un’antica chiesa che svettava sul monte dietro al paese e abbiamo sentito il bisogno di raggiungerla. La chiesa era bella, semplice e ben proporzionata, con la sua pianta ottagonale bizantina e il campanile ornato di simboli a forma di cerchio fiorito. Attorno alla chiesa, un recente restauro ha reso disponibili i resti della casa fortificata di un potente clan della zona. Un luogo affascinante e misterioso. Siamo entrati anche in una casa abbandonata, prospicente la chiesa, che ancora portava le tracce di abitanti in tempi recenti. In una sala piuttosto cadente, c’erano ancora alcune sedie spagliate, un paio di mobiletti mezzi rotti e due piccole casse di legno. Ne abbiamo aperta una: era piena di teschi umani! Siamo rimasti sconcertati. L’unica spiegazione che abbiamo ricevuto è stata che la tradizione ortodossa prevede che le spoglie dei preti vengano esumate dopo alcuni anni, per essere esposte alla venerazione dei fedeli. Forse, quelli erano i teschi dei preti che si erano avvicendati nella chiesa.

Ci siamo allontanati di lì e abbiamo ripreso la strada tortuosa verso Calamata. Dopo alcuni minuti, ci è arrivata la notizia: la zia era spirata proprio nel momento in cui le stavamo mandando le nostre intenzioni. Buon viaggio, cara zia.

Con calma, seguendo le innumerevoli curve e ripidi saliscendi della strada, abbiamo attraversato altre piccole gemme di villaggio, stretti tra la montagna e le spiagge. Il sole aveva iniziato a scendere, accendendo il mare di riflessi vermigli. Infine, l’ultima discesa ci ha condotti a Calamata, dove abbiamo approfittato dell’ultimo sole per una bella passeggiata su un lungomare ben affollato. A un tratto, ci ha preso la stanchezza, come se il viaggio fosse stato lunghissimo. In effetti, per percorrere 135 chilometri, abbiamo impiegato quattro ore abbondanti, senza contare le soste. Ci siamo resi conto che la nostra media è stata di 34 chilometri all’ora. Questo sì che è prendersela con calma, ma in una giornata piena di emozioni come quella di oggi, la lentezza ci stava tutta.

3 thoughts on “Il meraviglioso Mani

  1. Carissimi questi posti li avevamo già scoperti ma con voi li riviviamo con tanta emozione. Peccato che non siete andati verso Gerolimenas e Porto Kaio paesaggio selvaggio e incontaminato ma molto riposante,per noi.
    E le grotte di Dorou da visitare in barca erano chiuse ?
    Buon proseguimento e cordiali saluti.
    Sonia e Elges

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