posti e persone

Goodbye Bosnia

Siamo a qualche chilometro dalla frontiera tra Bosnia e Serbia, in un campeggio in riva al fiume. Il tempo è piovoso e così ci siamo presi un momento per ripensare al nostro viaggio in Bosnia, che si concluderà oggi con il rientro in Serbia. Sono passati solo 10 giorni dal matrimonio a Banja Luka, eppure ci sembra di aver vissuto in Bosnia un tempo lunghissimo e pieno di avvenimenti.

Appena ripartiti da casa dei nostri amici Smilja e Mirko, a Šipovo, abbiamo preso la strada tra i monti verso sud e lì ci ha raggiunto la notizia della morte di un caro amico, malato da tempo. Così, alla prima segnalazione di una chiesa, dove volevamo accendere una candela per la pace della sua anima, abbiamo preso una stradina secondaria. Dopo pochi chilometri boschivi, gli alberi hanno fatto posto ad ampi pascoli segnati da rocce di varie dimensioni che affioravano dal terreno. Abbiamo continuato a piedi, lungo la strada che vedevamo snodarsi sul dorso delle alture, ma di chiese o anche solo di un cartello, nessuna traccia. Dopo vari chilometri siamo infine approdati ad una chiesetta (che non era quella del cartello iniziale, giù a monte), costruita di recente e che contrastava con le modeste case dei contadini del posto. Non c’era nessuno in giro e il cielo grigio scuro annunciava un nuovo temporale. Di fronte all’esile candela accesa, abbiamo ripensato alla vita del nostro amico, mentre Numi scorrazzava allegro tra le erbe, incuriosito dalle mucche e dalle pecore al pascolo, sorvegliate da cani arcigni.

Ritrovato Rocco e ripresa la strada principale, abbiamo proseguito serpeggiando tra i monti e costeggiando diverse case semidiroccate e abbandonate che mostravano ancora i segni della guerra e delle sue violenze.

Il giorno seguente abbiamo fatto una tappa improvvisata a Zenica che abbiamo scoperto interessante, distesa lungo il corso del fiume Bosna. La zona circostante era piena di piccole fabbriche e di attività commerciali, mentre il vivace centro mostrava una miscela tra culture islamica e ortodossa. Nella zona pedonale si accedeva direttamente al mercato coperto e a una moltitudine di negozi e bar. Qui abbiamo assaggiato per la prima volta la boza, una bevanda tradizionale di origini ottomane, ottenuta dalla fermentazione del migli e altri cereali. Non l’abbiamo trovata particolarmente deliziosa, tuttavia il suo sapore leggermente acidulo era ottimo per togliere la sete e dare un po’ di energia.

Anche il nostro umore era migliorato, dopo l’ondata di tristezza del giorno prima, e ci siamo goduti questa sosta serena. Con nuovo entusiasmo, ci siamo diretti verso Visoko, dove si trova un’attrazione controversa: le piramidi bosniache. Si tratta di alcune formazioni rocciose, di cui la più grande mostra una netta forma piramidale. Un archeologo amatoriale bosniaco ne ha ipotizzato l’origine come un manufatto della civiltà illirica, la cui storia risale (secondo lui) a oltre 12.000 anni orsono. Altre storie raccontano della loro speciale energia, mentre altri ancora affermano che si tratta di sciocchezze buone solo per attrarre turisti da spennare. Sia come sia, noi abbiamo fatto la nostra esperienza, passeggiando nella zona e passando una notte tranquilla sulle rive del fiume locale. Non abbiamo sentito energie particolari, né avuto l’impressione che si tratti di reali piramidi costruite dall’uomo, ma abbiamo passato un bel momento comunque. Il giorno seguente ci attendeva una tappa a cui tenevamo: Sarajevo.

La vicinanza a questa città ci ha fatto tornare alla memoria le vicende del suo assedio, durato oltre tre anni. Eravamo curiosi di vedere come Sarajevo avesse superato quei momenti orribili, accaduti meno di trenta anni fa. Abbiamo scovato un posto all’ombra per Rocco, sul terreno di una casa privata. Spiegando che necessitavamo di un posto dove stare per una notte, gli abitanti ci hanno accolto di buon grado. Il centro rimaneva distante quasi dieci chilometri, oltre una piccola collina, ma noi ci siamo lanciati ugualmente nella camminata, insieme al fido Numi. Appena avviati, abbiamo chiesto a un uomo se la strada fosse quella giusta e lui ci ha subito proposto di portarci in centro con la sua auto, per una cifra ragionevole.

Abbiamo così girato in lungo e in largo per le strade di Sarajevo, incontrando un’atmosfera molto urbana, vibrante, rumorosa, internazionale e culturalmente mista. Era in corso anche il suo festival internazionale del film, con tanto di tappeto rosso e zone esclusive per artisti e produttori, in un ambiente che assomigliava a quello di Locarno. Abbiamo passato diverso tempo nel quartiere Bašćaršija, il più connotato dalla cultura islamica e dalla storia ottomana, ma anche il più turistico, con il suo dedalo di stradine, bar, moschee e negozietti.

Anche a Sarajevo stanno sorgendo ovunque nuove costruzioni, alcune piuttosto azzardate per dimensioni e architettura, in uno slancio di modernizzazione quasi forzata, spinta da vari attori internazionali: dall’Unione Europea alla Turchia, passando dai Paesi arabi, ciascuno di loro impegnato a ritagliarsi il proprio spazio economico e culturale. Non mancavano neppure le chiese cattoliche e una grande sinagoga. Ci è sembrato di stare in un intenso frullatore culturale.

Al mattino ci siamo diretti a Višegrad, percorrendo la strada tra montagne coperte di boschi e pascoli. In questa cittadina è nato lo scrittore Ivo Andrić, premio Nobel per la letteratura nel 1961. La sua opera più famosa, “Il ponte sulla Drina”, prende il titolo proprio da quel famoso manufatto che ancora oggi attraversa il fiume. Il ponte in pietra, ad opera ottomana, risale al ‘600 ed è ben conservato, malgrado parziali distruzioni durante la prima e la seconda guerra mondiale. È la meta di frotte di turisti, attorno a cui ruota buona parte dell’economia della cittadina.

A Višegrad  si trova un altro luogo unico nel suo genere: Andrićgrad, la città di Andrić, detta anche Kamengrad, città di pietra. Su un istmo del fiume è stata costruita una minuscola cittadina in pietra bianca, completa di hotel, biblioteca, ristoranti, negozietti, banca, chiesa e sala cinema. Al suo interno si trovano il centro studi dedicato allo scrittore, il municipio e la sede dell’azienda di gestione del grande bacino idroelettrico della zona. La costruzione è molto recente e la torre campanaria della chiesa e qualche tratto di pavimentazione esterna in pietra sono ancora in fase di completamento. Entrando dal portone principale, l’effetto è estremamente scenografico, quasi onirico. Il regista Emir Kusturica ne è il promotore e l’ideatore e i suoi tocchi si riconoscono nei dettagli, come ad esempio nei nomi assegnati a piazzette e vie e alla sala cinematografica, Dolly Bell, dal titolo di uno dei suoi film. Lui stesso è rappresentato nel grande mosaico che sovrasta l’entrata del cinema, insieme a diversi suoi amici del mondo dello spettacolo e dello sport. Ci ha affascinato questo connubio tra la maestosità dell’opera di Andrić, intrisa della storia secolare di questi luoghi, e l’irriverenza divertita e graffiante del regista, testimone di altre storie e guerre, ancora fin troppo recenti e sentite.

Seguendo la Drina, ci siamo spostati ancora più a est e siamo arrivati al River Autocamp per una sosta con qualche confort in più, dato che le previsioni meteo annunciavano ulteriori temporali e maltempo. Il posto è gestito da una simpaticissima famiglia di Belgrado ed è animato dai due figli, due baldi giovanotti poco oltre la ventina, pieni di entusiasmo, disponibilità e voglia di fare. Per fortuna siamo arrivati nella breve stagione di apertura, dato che tutti i membri della famiglia lavorano e usano le loro vacanze per tenere aperto questo luogo. Situato tra due fiumi, il camping ci ha offerto tutto quello che cercavano: tranquillità, ombra, bella accoglienza e servizi ben tenuti. Nel campeggio abbiamo conosciuto altri ospiti mitteleuropei con i quali abbiamo condiviso bei momenti, scambiando storie e racconti.

I due giorni di campeggio sono passati in un attimo ed è già arrivato il momento di andare: oltre il confine ci attende il parco nazionale del monte Tara e un altro villaggio costruito da Kusturica, Drvengrad, la città di legno. Siamo curiosi di visitarne le costruzioni in legno e assaporare la sua atmosfera a metà tra il resort turistico e la celebrazione delle passioni e delle ispirazioni di Kusturica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.