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Costa in agonia

Durante il nostro soggiorno a Neochori facevamo passeggiate quotidiane lungo il mare. Già due anni prima ci eravamo rassegnati alla vista delle grandi quantità di plastiche e spazzature disperse in ogni angolo delle spiagge e in Natura, raccogliendone sacconi interi da trasportare alla discarica. Con nostro stupore, quest’anno nell’aria aleggiava anche un odore oleoso, in particolare quando il vento soffiava dal mare. Ci siamo presto resi conto che non potevamo camminare lungo il bagnasciuga, perché le suole delle scarpe e i piedi si riempivano di macchie nerastre e dense, a cui si appiccicava la sabbia, quasi impossibile da rimuovere. Abbiamo chiesto qualche informazione a Zarifis, il nostro amico del posto, che ci ha comunicato che tutta la costa occidentale è inquinata dal petrolio. Ci siamo sentiti impotenti, perché questo dato di fatto non ci permetteva di dare alcun contributo diretto alla pulizia della costa, rendendo impossibile l’avvicinamento all’acqua. Con l’imminente arrivo della stagione turistica, le coste greche si ritroveranno in un guaio serio.

Spostandoci mano a mano più a nord, abbiamo continuato a seguire la costa, incontrando circonstanze analoghe: plastica e/o macchie nerastre di bitume o nafta lungo le rive, per centinaia di chilometri. Anche se in alcune zone la presenza di rifiuti solidi e liquidi sembrava meno diffusa, forse per il gioco delle correnti e per i differenti fondali, era chiaro che là, dove la costa era sabbiosa, la situazione era decisamente più preoccupante.

Anche in Albania il quadro non è cambiato. La parte sud, con le coste rocciose e i fondali profondi del Mar Ionio sembrava pulita, tanto che abbiamo fatto il nostro primo bagno di primavera nelle sue fredde acque di fine marzo. Appena passati sulla costa adriatica invece, riecco la distesa infinita di plastica tra le sabbie delle spiagge, chiazzate di petrolio lungo la riva. Se vi aggiungiamo un tempo contrassegnato da giornate fredde, piovose e ventose, il quadro generale risulta desolante.

A questo punto, ci siamo detti che è inutile scoraggiarci. La nostra responsabilità è di mantenere solida la fiducia e di restare orientati alle possibilità di soluzione e di azione concreta, per quanto piccole e limitate possano essere. La nostra responsabilità è di creare il minor impatto possibile in termini di utilizzo di plastica non essenziale e di sensibilizzare sullo stato dei nostri mari, sempre più soffocati dalla pesca intensiva, dalla plastica e dall’inquinamento. La nostra scelta di alimentarci con prodotti vegetali quanto più possibile freschi e biologici, escludendo i prodotti di origine animale, va in questa direzione: ha grandi benefici per la salute e il benessere personale e diminuisce l’impatto insostenibile sull’ecosistema marino e terrestre e su tutti i suoi abitanti.

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