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Cabo de Gata

Ale, l’ingeniere e artista conosciuto all’inizio del nostro viaggio, al Giardino della Gioia in Puglia, ci aveva consigliato di fare tappa a Cabo de Gata, un parco naturale andaluso molto vasto che salvaguarda un’area anticamente vulcanica, contrassegnata da caratteristiche alture coniche che si susseguono fino al mare, formando scogliere molto scenografiche.

Ci siamo fermati alla Playa de Los Genoveses, dopo esserci inoltrati per alcuni chilometri lungo una larga strada sterrata. A dire il vero, un cartello segnalava il divieto di campeggio durante la notte e il divieto di accesso ai veicoli più alti di 2,30 metri, ma abbiamo fatto finta di non vederlo… e non eravamo gli unici.

Come sempre, ci siamo buttati a esplorare la zona attorno, fino alla Playa Monsul. Lì, un’enorme duna di sabbia partiva dalla spiaggia, fino ad addossarsi alle alture retrostanti. Non abbiamo resistito alla tentazione di scalarla, per avventurarci lungo le cime sassose, con l’intento di ritornare al nostro Rocco. Non siamo saliti ad altezze vertiginose, ma gli strapiombi e l’adrenalina non mancavano di certo. Piano, piano, tra i sassi e la macchia, siamo andati avanti con prudenza, seguiti dal nostro fedele Numi, fino ad arrivare a un punto in cui non sapevamo più bene cosa fare. Scendere in quel punto non era possibile, i fianchi di collina erano troppo ripidi e sdrucciolevoli, mentre salire ancora di più ci avrebbe portato in una direzione che ci allontanava di molto dal nostro camper.

Proprio in quel momento di dubbio e stanchezza, è arrivata un’apparizione. Un signore di una certa età, in shorts e maglietta, stava scendendo con relax dalle rocce sopra di noi, malgrado il vento tirasse forte su quelle cime. Sorpresi, gli abbiamo chiesto se da quella parte ci fosse un sentiero praticabile e abbiamo scoperto che si trattava di un francese, che molto gentilmente ci ha rassicurato: “Allez-y, il n’y a aucun problème!”.

Abbiamo ripreso la salita e benché il resto del percorso non fosse proprio facile da seguire, qualcuno lo aveva segnato con piccoli mucchi di pietre che abbiamo seguito diligentemente. Dall’alto, abbiamo potuto ammirare un’ampia parte della zona con la sua selvaggia e intatta bellezza. Dopo centinaia di chilometri di costa edificata in ogni pensabile angolo, abbiamo davvero apprezzato lo scenario.

Siamo arrivati al camper felici dell’avventura e dell’ennesima imboscata. Stiamo davvero pensando di offrire tour di inforestamento ai nostri consimili :-)!

Il giorno seguente è stata la volta della visita al faro di Cabo de Gata, a dieci chilometri di distanza. Caricato il sacco, ci siamo messi in marcia e il sole verso le 10 ci scaldava già egregiamente. È stata una splendida giornata calda. Quel tratto di costa vale veramente una visita. Le rocce sono speciali, di forme e colori inconsueti, frutto delle antiche eruzioni vulcaniche. Il cielo era di un azzurro intenso, striato di nubi sottili e verticali, che davano al paesaggio un fascino singolare.

Abbiamo incontrato moltissimi ciclisti, incuranti dei saliscendi ripidissimi attorno alle alture. I panorami si sono rivelati uno dopo l’altro, uno più bello dell’altro, fino al raggiungimento del faro. Qui la mano dell’uomo ha lasciato il suo segno e il posto, anche se molto bello, ci è parso un po’ turistico, con alcune ville private a strapiombo sul mare e un parcheggio assai affollato.

Dopo un “sostanzioso” spuntino di cachi e banane, abbiamo ripreso la via del ritorno. Il sole si era spostato in cielo, proiettando nuove ombre e luci sulle rocce e rendendo il mare di un blu ancora più intenso, come un raso prezioso, ornato di bianchi merletti di spuma attorno alle grandi scogliere. Dopo tutti quei chilometri, non vedevamo l’ora di tornare alla nostra bella Playa sabbiosa, dove abbiamo riposato come vecchie tartarughe marine, scaldandoci al sole.

Cabo de Gata è speciale anche quando scende il buio. Non ci sono luci di lampioni stradali, né case nei dintorni e l’oscurità è profonda. In cielo, le stelle brillano e la Via Lattea è inconfondibile. Questa visione ci ha emozionati e di fronte a questo spettacolo e nel silenzio assoluto abbiamo rivolto un ringraziamento per il dono di quel momento.

Ma torniamo a cose più terrene: alimentandoci di sola frutta e verdura crude, che consumiamo in grandi quantità, abbiamo rapidamente consumato le nostre scorte di cibo. È di nuovo l’ora di cercare un mercadillo ben fornito per rifare il pieno di manghi, papaye, chirimoye, avocadi, carciofi, funghi, piselli, rape, insalate e altre prelibatezze.

One thought on “Cabo de Gata

  1. Ciao ragazzi
    Viaggiano virtualmente sempre con voi ed è un immenso piacere
    Grazie Francesco per la tua ricetta chutney di mango e cipolle rosse è una squisitezza.
    Vi auguriamo un salutare e gioioso 2022.
    Un abbraccio 🌟
    Sonia e Elges

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