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Attraverso la Šumadija

Šumadja è una vasta area della Serbia centrale, contraddistinta da un andamento collinoso, coperto di campi coltivati, frutteti e vigneti, punteggiati da macchie boschive. Prende il nome da šuma, bosco, per le densissime foreste che la ricoprivano quasi totalmente, fino agli inizi del ‘900.

Stiamo andando nei pressi di Mladenovac per incontrarci con una coppia che ha vissuto a lungo in Ticino e ora, dopo aver deciso di terminare la carriera lavorativa, è tornata alle proprie origini, per godersi la vita. Questa visita ci fornisce un’ottima occasione per visitare la Šumadja e fare qualche tappa.

Le alte temperature di questi giorni ci hanno indotto a cercare luoghi ombreggiati per le nostre soste. Così, abbiamo pensato di iniziare da Vrnjačka Banja, una delle molte località termali in Serbia, dove speravamo di fare un bel bagno. La cittadina è in fervente attività e in pieno rilancio turistico, ma gli spazi ristretti e il traffico piuttosto intenso ci hanno spinti a dirigerci verso Kraljevo, la città dei sette re.

Abbiamo sostato appena fuori città, presso un bel ristorante con terrazza all’aperto, proprio in riva al fiume Ibar. È un luogo ben frequentato dalla gente della zona, che viene a fare il bagno in uno degli affluenti che lì entra nel fiume. Una via pedonale parte da quel punto e conduce, lungo l’argine, al ponte che porta al mercato e al centro città. Numi ha subito fatto amicizia con un cane locale, perdendosi a giocare e a correre per i prati. In serata siamo andati in centro per goderci un concerto del gruppo Mostar Sevdah Reunion. I loro brani rivisitano la tradizione serbo-bosniaca in chiave jazz, e hanno riunito sulla piazza centrale diverse centinaia di persone. Era bello vedere tutta quella gente a passeggio nel fresco del sabato sera: anziani, bambini, giovani, coppie, gruppi di amici, tutti insieme nello stesso luogo. Attorno alla piazza erano aperti bar, ristoranti e negozi, in un’atmosfera rilassata e d’altri tempi.

Da quando abbiamo preso Numi con noi, ci svegliamo molto presto al mattino. Appena sente che ci muoviamo nel letto, o che diamo qualche segno di risveglio, inizia a zampettare e a scodinzolare. Quando scendiamo dalla scaletta del letto, non sta più nella pelle, e si strofina sui nostri piedi festeggiando la nuova giornata da passare insieme.

Così, la domenica siamo andati presto a far visita al mercato di Kraljevo. Il posto era esteso e affascinante, con bancarelle e negozietti di venditori di frutta, verdure e altri alimenti, insieme ad un vero e proprio mercatino delle pulci con abiti, accessori e attrezzature varie. Una zona piuttosto ampia era occupata dalla mercanzia di seconda mano degli zingari, offerta con il loro inconfondibile stile “da strada”. Ci sarebbe stato da passare l’intera giornata a esplorare la mercanzia, in cerca di qualche tesoro nascosto nei mucchi di merce esposta, a volte direttamente al suolo.

Fatte le nostre spese e mangiato un boccone, siamo ripartiti, senza una vera e propria meta prefissata. Lungo la strada era segnalato il lago Gruzansko, vicino a Knić e piano, piano, abbiamo seguito la strada che si snodava tra le colline. Il posto era bucolico, tranquillissimo, ma di difficile accesso per Rocco a causa delle poche vie a disposizione e della mancanza di spazi per posteggiare. A piedi ne abbiamo raggiunto le sponde, per apprezzarne la bellezza fiabesca, con il cielo azzurro a piccole nuvole bianche che si specchiava nelle acque calme, contornate da canneti e prati verdi che scendevano fino al bordo dell’acqua. Proprio in quel punto una comunità di pescatori e di gente del posto si era costruita una specie di “libera repubblica”, con baracche, vecchie roulotte e casupole, barchette con motori a batteria e qualche panchina per pescare. Le auto infilate in ogni angolo e l’immancabile corredo di bottiglie e sacchetti di plastica sparsi in giro non invitavano a una sosta più prolungata, così abbiamo ripreso la nostra strada verso Kragujevac.

La città ci ha accolti, mostrando i segni della sua storia industriale, con nuovi impianti vicino a molti altri caduti in disuso e tuttavia ricchi di fascino, con la loro architettura novecentesca, gli spazi verdi e alberati tra i capannoni e i segni di un passato in cui la fabbrica non era solo un anonimo posto di lavoro, ma un luogo a misura d’uomo, vero centro di identità culturale e vita sociale. Ci siamo accampati in un quartiere nella zona alta della città, dove è in atto un affastellarsi di grandi condomini e centri commerciali, proprio dove una volta si trovava la colonia di vacanza dei lavoratori, ancora oggi segnalata dall’ancora presente insegna dell’epoca.

Lì accanto sorgono alcuni edifici costruiti interamente in legno, il centro della colonia, e alcuni di essi sono ancora abitati da famiglie, con piccoli angoli fioriti e ben curati. Sembra un’isola che resiste alle muraglie di cemento che stanno spingendo la città ad estendersi sempre di più. Siamo scesi in centro città, piuttosto tranquillo, visto il giorno festivo di domenica, e abbiamo scoperto molti angoli e architetture interessanti. Anche in questa città ci sono molti lavori in corso su strade ed edifici, tra cui quello del mercato, dalla bella struttura dei primi del Novecento. L’impressione che abbiamo avuto è di una città in trasformazione verso una certa standardizzazione all’europea, con i suoi pro di servizi e infrastrutture modernizzati, e i suoi contro di omologazione e anonimizzazione, che abbiamo più volte riscontrato durante il nostro viaggio.

È stata una notte breve, perché la zona in cui ci trovavamo era ricca di movimento sia la sera, sia al primissimo mattino. Così alle sei abbiamo preso il nostro Rocco e l’abbiamo portato proprio in centro, sistemandolo nell’ombra di un viale ben alberato. Lunedì era una giornata speciale: il compleanno di Nat.

Ci siamo regalati un bel momento di passeggiata, relax e poi piccolo shopping, mentre la città si risvegliava e prendeva il suo ritmo veloce. Abbiamo scoperto che i venditori provvisoriamente allontanati dal mercato in ristrutturazione si sono sistemati nelle viuzze circostanti, riempiendole di mercanzie e di auto che cercano di farsi strada con grande pazienza e attenzione. Di là del fiume e della linea ferroviaria si trova la zona delle fabbriche e un antico complesso ecclesiastico, molto ben conservato. Nonostante i bombardamenti durante le varie guerre che hanno contraddistinto la Serbia fino ad anni molto recenti, diverse strutture sono ancora originali degli inizi del Novecento. Qui e là sorgono grandi condomini, tipici dell’edilizia popolare degli anni ’70 e che testimoniano l’urbanistica socialista di quel periodo.

La mattinata è trascorsa in un lampo, e abbiamo deciso di cercare un posto per un pranzetto celebrativo a Topola, piccola cittadina famosa per essere stata la base della dinastia dei Karadjordjevic, discendente da Karadjordje, un rivoluzionario a capo della rivolta per l’indipendenza serba dall’impero ottomano, nel 1804, e capostipite della famiglia reale serba.

Sotto un sole impietoso, abbiamo visitato il mausoleo, posto su una collina da cui si ha la vista a 360 gradi sulle alture e valli circostanti, in gran parte coltivate a vigneto. Questa è una zona famosa per i suoi vini, e tra gli edifici del mausoleo c’è appunto anche la vecchia cantina reale. In questa zona si trova anche la cantina Alexandrović, forse la più rinomata di Serbia.

La chiesa al culmine della collina è sorprendente per gli splendidi mosaici che rivestono interamente i suoi interni. Nella parte seminterrata, anch’essa decorata dai mosaici, si trovano le tombe di alcune generazioni della famiglia reale. Abbiamo passato diverso tempo nella penombra, a leggere le iscrizioni, cercando di immaginare la vita di quelle persone. Presso la chiesa sorge l’edificio in cui re Petar I risiedeva, mentre sovrintendeva i lavori di costruzione, compiuti tra il 1910 e il 1912. Petar I non riuscì a vedere il completamento vero e proprio della chiesa, che terminò solo nel 1930, dopo i danneggiamenti dell’occupazione austro ungarica e le vicende della prima guerra mondiale.

Avevamo lasciato Numi in camper, per fare un primo esperimento, lasciandolo da solo per un paio di ore. Al nostro ritorno, l’abbiamo trovato tranquillissimo e felice di ritrovarci. Numi si è comportato proprio bene, e ora sappiamo che possiamo prenderci qualche momento insieme per brevi visite a luoghi in cui i cani non sono ammessi.

L’ultima tappa della nostra lunga giornata è stata Arandjelovac, dove si trovano delle rinomate terme. Alla ricerca di un posto in cui passare la notte, Nat ha pensato di chiedere il permesso di stazionare all’interno dei giardini di una chiesa ortodossa. Il pope, gentilissimo, ha acconsentito, e così ci siamo ritrovati in un piccolo angolo di paradiso, tra frutteti e bosco, tranquillo, ombreggiato e in cui risuonava l’eco delle voci della liturgia serale, provenienti dalla chiesa.

La mattina seguente ci siamo spostati presso il parco delle terme. È un luogo molto ben tenuto e rinnovato, ampio, con un padiglione per i concerti all’aperto e fonti da cui bere l’acqua termale. Le terme vere e proprie sono state trasformate in una clinica, mentre nei dintorni, vecchi edifici ora abbandonati testimoniano la magnificenza del luogo, che si sta lentamente riprendendo. Dopo una lunga passeggiata nel parco, abbiamo compiuto una puntatina fino al centro cittadino e al suo piccolo e famigliare mercato, per poi riprendere la strada verso Drlupa, dove ci abbiamo ritrovato i nostri conoscenti, nel loro piccolo paradiso privato.

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