posti e persone

Arrivati in Spagna

L’entrata in Spagna dalla Francia è stata estremamente semplice, dato che la dogana era priva di controllo. Appena oltre il confine, ci siamo fermati a Els Limits, una cittadina parecchio squallida, che sembra costruita apposta per gli acquisti della clientela francese e che consiste in una striscia di centri commerciali lungo la statale con benzina, tabacchi, profumi e alcol scontati e in bella evidenza.

Dopo aver riempito il serbatoio di Rocco ed esserci procurati una carta SIM spagnola per il nostro modem, ci siamo diretti verso il villaggio di Cadaqués, sul mare. Lì accanto, a Port Llegat, Salvador Dalì aveva costruito la sua casa, ora trasformata in museo. La zona è piena di turisti francesi che hanno acquistato case e proprietà lì attorno. Sul posteggio, proprio a due passi dalla casa di Dalì, abbiamo subito adocchiato il coloratissimo camper di Franco, un simpatico pittore e scultore vicentino ora in pensione, che da molti anni sverna al sud della Spagna. Ovviamente Franco e Francesco si sono subito trovati bene tra loro e hanno condiviso un po’ di chiacchiere e di consigli in dialetto veneto.

Il giorno seguente ci siamo diretti a Girona, con l’intento di visitarla. Non lo sapevamo, ma proprio quel giorno iniziavano i festeggiamenti del suo santo patrono, San Narciso, la cui storia è molto particolare. La leggenda narra che nel tredicesimo secolo i francesi avevano assediato la città ma, incapaci di superarne le mura difensive, avevano occupato il villaggio fuori dalle mura, profanando il sepolcro del santo. Dalla tomba, però, uscirono migliaia di cattivissime mosche verdi dotate di pungiglione, che attaccarono i cavalli e gli uomini dell’armata francese, uccidendone parecchi e costringendo gli altri a ritirarsi. Da allora, il simbolo di Girona è proprio la mosca, la cui immagine si vede un po’ dappertutto.

Non volevamo passare lì la notte e abbiamo proseguito fino a Cassà de la Selva, a pochi chilometri dalla città, dove la municipalità mette a disposizione un posteggio attrezzato e gratuito per i camper. Alla mattina, abbiamo costatato con sorpresa di essere a pochi metri dalla piscina comunale coperta e ne abbiamo approfittato per fare qualche vasca, praticamente a nostra esclusiva disposizione, visto l’orario. Qualche furbetto ha approfittato anche dello spogliatoio, perché Nat si è ritrovata senza scarpe. Rubate. Dopo il primo momento di sgomento, ci siamo detti che la vita ci ha dato e ci sta dando molto. Ogni tanto si prende pure qualcosa, e va bene così.

Tornati a Girona, ci siamo immersi nei festeggiamenti, girovagando per il bellissimo centro storico, tra monumenti, stradine, lungofiume, piazzette e scalinate, con fiumi di persone, concerti, spettacoli e cortei di musicisti e bambini. Non avevamo tanta voglia di lasciare quella bella atmosfera festosa, ma Maria e Celia ci stavano aspettando con impazienza e ci siamo diretti a Barcellona.

La prima notte l’abbiamo passata sotto il monte Montserrat; resterà una tappa memorabile a causa della sua formazione rocciosa affascinante e totalmente inusuale. Vale assolutamente la pena visitarne il monastero e fare qualche escursione in quella zona. Da lì sopra, la vista sulle vallate catalane è incredibile. Al risveglio, nelle valli sottostanti si erano formati fitti banchi di nebbia, mentre noi facevamo la nostra colazione sopra i cumuli. Un’esperienza davvero speciale e magica.

Solitamente non frequentiamo i campeggi a pagamento, ma questa volta ci è sembrata l’opzione migliore per passare serenamente tre giorni in città. Ne abbiamo scelto uno che si è rivelato molto comodo, nei pressi dell’aeroporto di Barcellona. Da lì, il centro città è a 40 minuti di autobus e possiamo lasciare qui il nostro Rocco per molte ore, senza pensieri. Il mare è subito qua dietro con una bella spiaggia lunga e sabbiosa. Questo pomeriggio abbiamo osato e abbiamo fatto il bagno, con onde impetuose e irruenti che ci hanno riempiti di schiuma e sballottati come burattini.

Maria, la sorella più giovane di Matteo, l’ex marito di Nat, abita a Barcellona da decenni. Giovane archeologa, ci è arrivata per vivere qualcosa di diverso e non se ne è più andata. Nel frattempo ha cambiato professione, imparando ogni pensabile tecnica di massaggio, e ora lavora nei grandi e lussuosi alberghi di Barceloneta, il lungomare chic della città.

Abbiamo incontrato Maria ieri, in centro, dopo la sua giornata di lavoro, lunga ed estenuante. Ci siamo dati appuntamento in un ristorantino vegano che anche lei frequenta con piacere e abbiamo passato alcune ore a raccontarci le vicissitudini delle nostre vite. Ci racconta che la vita a Barcellona è molto difficile, il 30% dei giovani è disoccupato e il prezzo degli alloggi è salito alle stelle. Si preoccupa per sua figlia Celia, che ha 18 anni e che è ancora a scuola. Come farà Celia a costruirsi un’esistenza decente e serena?

Ancora una volta, ci siamo resi conto quanto la nostra vita fosse incredibilmente bella. Rispetto alle mille difficoltà che Maria e moltissime altre persone intelligenti e vispe come lei, incontrano ogni giorno, possiamo solo essere grati per la magica vita che abbiamo.

Siamo tornati al nostro Rocco con Numi avvolto e nascosto in un grande foulard, attaccato al corpo di Francesco. I cani non possono salire sui bus dei trasporti pubblici, allora abbiamo cammuffato il nostro Numi da bebé e non ci sono stati problemi. Cullato dall’autobus e rassicurato dal corpo di Francesco, il nostro cane ha dormito il sonno del giusto. A nessuno è saltato all’occhio che eravamo un po’ vecchi come genitori e siamo arrivati al campeggio senza difficoltà.

Ripartiremo da qui mercoledì mattina. Ad Ampolla Beach già ci aspettano Liz e Allen, due scozzesi che si sono trasferiti in una proprietà sulle colline. Prima di arrivare in Spagna, hanno gestito bar e ristoranti a Loch Ness e non vediamo l’ora di ascoltare i loro racconti sul famosissimo mostro di quel lago.

4 thoughts on “Arrivati in Spagna

  1. Buongiorno sto viaggiando con voi ed è un grande piacere. Buona domenica e cari saluti.

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