posti e persone

Albania uguale, ma diversa

In due anni abbiamo attraversato per la seconda volta il confine tra Grecia e Albania, passando da Ioannina a Saranda. La zona di confine è montagnosa e aspra, con ampie zone disabitate e coperte di rocce e sassi. La stretta strada attraversa un monte e fortunatamente ci siamo ricordati di tenere un’andatura molto prudente a causa degli avvallamenti del manto stradale, che la volta precedente avevano fatto ondeggiare Rocco così forte da farci temere di uscire di strada. Abbiamo iniziato a riconoscere i luoghi, come i pascoli sulla cima del monte, dove sosta libero un branco di cavalli, oppure la zona del Blue Eye, dove un fiume affiora dalle profondità delle rocce formando un bacino di colore blu intenso che contrasta con le acque chiare di superficie. Superato il confine, Saranda ci è sembrata molto vicina, pur avendo fatto una tappa per salutare i nostri amici californiani di Bote Farm. In questi due ultimi anni, Shawn e Kyle sono riusciti a costruire una fattoria-resort ecologica partendo assolutamente da zero. Ci sono ancora mille dettagli da sistemare, ma il risultato attuale è già stupefacente.

Data la propensione balcanica per la tradizione culinaria a base di carne, abbiamo consultato Google (senza molte speranze) per un ristorante vegano in zona. Sorpresa! Proprio di recente aveva aperto il Green Life Market, un ristorantino-negozietto gestito da una giovane e motivatissima coppia argentino-canadese. Siamo subito andati a trovarli e siamo stati accolti con grande calore e coinvolgimento. Da un negozio vacante che era rimasto chiuso per anni, privo di una vera e propria cucina e con una semplice vetrina sulla strada, Julian e Monica hanno ricavato un simpatico luogo di ritrovo vegano. Con un entusiasmo contagioso e con ampie gesticolazioni da vero sudamericano, Julian ci ha raccontato del loro progetto e della loro filosofia di vita. Il menù era molto semplice, con poche pietanze e noi volevamo provarle tutte. Non siamo rimasti delusi, anzi! I piatti erano deliziosi e abbondanti. Ci siamo ripromessi di tornare e siamo andati a cercare un luogo dove passare un paio di giorni, impresa non facile nella zona che è una specie di cantiere a cielo aperto, con lavori di costruzione in ogni angolo. Saranda ferve di attività edilizia, sull’onda dell’interesse che un crescente numero di persone, soprattutto straniere, sta mostrando per questa città. Molti edifici sono completamente abusivi. Non è raro che si vendano appartamenti senza disporre di un atto che attesti la proprietà legale, ma tutti confidano in un’amnistia governativa per legalizzare queste irregolarità nel prossimo futuro. Per questo, chiunque abbia un pezzo di terra edificabile, corre a erigere una  struttura. La città si estende tra il bellissimo mare e le ripide colline, per cui l’effetto delle costruzioni è una specie di anfiteatro di edifici stretti l’uno all’altro e che sembrano quasi cadere in mare, tanto sono fitti.

Alla fine, siamo riusciti a scovare uno spiazzo tra due cantieri, dove abbiamo passato un paio di notti tranquille. Il tempo si è fatto fresco, con alternanza di sole e nuvole e perfino qualche scroscio di pioggia. Siamo ritornati al piccolo mercato dei produttori locali, dove abbiamo ritrovato le nostre venditrici di fiducia con le loro verdure, le olive e la frutta. Dopo una nuova, graditissima visita al Green Life Market, siamo ripartiti alla volta di Borsch, a poche decine di chilometri a nord, con l’idea di fermarci un paio di notti in un simpatico albergo, al calduccio. In questa stagione, i prezzi delle strutture sono molto abbordabili.

Lungo la costa albanese i vecchi villaggi erano stati costruiti sulle alture, per difendersi dalle incursioni dei pirati, mentre lungo la costa si sono sviluppati i nuovi insediamenti, basati essenzialmente sul turismo. Due anni fa, la lunga spiaggia di Borsch era tutta sottosopra a causa di lavori di posa dell’illuminazione e delle fognature. La strada lungomare era interrotta da scavi e buche e un via vai di camion alzava costantemente nuvole di polvere, tra il rombo delle macchine scavatrici. Ci immaginavamo di ritrovare un lungomare nuovo di zecca, tutto ripulito dalle caratteristiche baracche che ospitavano negozi, bar e ristoranti. Invece, abbiamo ritrovato una situazione simile a quella che avevamo lasciato, lasciandoci una sensazione di desolazione. La strada era rimasta sterrata e malconcia e ampie parti della spiaggia erano abbandonate a se stesse oppure usate come deponie di materiale di scavo o di demolizione. DI notte, le lampade led dei lampioni proiettavano una forte luce fredda su quello scenario, con un effetto surreale.

Passata la notte nel nostro camper, cullati dalla pioggia e da qualche raffica di forte vento, abbiamo ripreso la strada lungo la costa, per raggiungere Himarë, sempre con l’idea di fare una sosta in albergo. Ma anche lì, abbiamo trovato lavori in corso ovunque, al punto da non poter nemmeno passare sulla strada che conduceva all’hotel che avevamo prenotato. I lavori in corso un paio di anni fa non solo non erano stati completati, ma erano addirittura aumentati in quantità.

Data la situazione, abbiamo fatto dietrofront e abbiamo subito ripreso la strada, questa volta in direzione di Dhërmi. Ci è dispiaciuto passare così rapidamente per quelle zone bagnate dal mar Ionio, con i suoi colori e le sue limpidezze meravigliose, ma eravamo spiazzati da tutto quel fervore costruttivo che rendeva ogni angolo polveroso, caotico e rumoroso. Anche il tempo non ci aiutava, a causa del forte vento da est e da nord, che passava dalle cime appena ricoperte di neve fresca e scendeva freddo sulla costa. Arrivati a Dhërmi, la situazione si è ripetuta, ancor più intensamente. Cantieri su cantieri, tra cui un enorme resort che copriva un’intera collina, una nuova strada statale in costruzione, e ripide strade piene di mezzi cigolanti, camion, buche e polvere. Anche stavolta abbiamo ripreso la strada e siamo saliti sul passo della montagna che segna il confine tra il mar Ionio e la costa adriatica per arrivare, infine, a Valona, o Vlorë, in albanese. Finalmente, abbiamo potuto posarci in un piccolo b&b a conduzione familiare in un quartiere sospeso tra la campagna e la città che avanza. Vila Arial è stata per noi un luogo perfetto: la stanza aveva il soffitto in legno, disponeva di una piccola cucina e di un terrazzino con vista mare. Numi era benvenuto e anche noi ci siamo sentiti ben accolti.

Abbiamo passato la giornata a esplorare il centro e la città vecchia, apprezzando le molte sistemazioni e abbellimenti degli ultimi due anni. Sul lungomare le alte onde mosse dal vento rimescolavano il fondale, creando un effetto caffelatte schiumoso e movimentato, mentre la sabbia ci sferzava il viso, infilandosi in ogni dove. Osservando la città da vicino, ci siamo resi conto che Valona possiede lunghe spiagge sabbiose, ha un porto attivo, una laguna nelle vicinanze, le montagne poco lontane da cui scende un fiume che la attraversa. A poca distanza, si possono godere molti ambienti diversi e interessanti. Non per niente è una meta molto ambita dagli italiani che vi vengono per lavorare o passare gli anni della pensione.

Oggi abbiamo incontrato Magnola (la figlia dei nostri amici Refail e Julieta), suo marito e il figliolo tredicenne. Il marito aveva lavorato qualche anno negli Stati Uniti e anche il figlio adolescente parlava un buon inglese, così ci siamo fatti una bella chiacchierata sull’Albania, sui Balcani in generale e sugli USA. Siamo stati proprio bene e ci siamo ripromessi di vederci ancora, appena possibile. Il fratello di Magnola vive a Mulhouse, e non è detto che non ci si incontri proprio a Basilea, nel prossimo futuro.

I nostri nuovi amici ci hanno dato indicazioni per raggiungere un mercato popolare non lontano dal nostro alloggio, così domattina non perderemo l’occasione di visitarlo. Le previsioni annunciano ancora una settimana di tempo freddo e noi saliremo ancora più a nord, verso Fier, per rivedere Julieta e Refail.

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