posti e persone

Un compleanno tra i monti

Il nostro amico Giacomo abita a Valencia e ci è sembrata un’ottima occasione per incontrarlo. Era da tempo che non l’avevamo più visto, dopo la sua visita in Ticino 5 anni fa.

Non volendo entrare in città con Rocco, abbiamo deciso di passare due notti in un camper stop ad Albalat dels Sorells, a una ventina di chilometri a nord di Valencia. Anche se situato in una zona industriale, il posto ci ha fatto una buona impressione: era ben curato e attrezzato, e soprattutto si trovava a pochissima distanza dalla fermata della metro e da una pista ciclabile che portava fino in centro città. Abbiamo trovato posto per pura fortuna, perché vi siamo approdati proprio all’inizio di un periodo di festività.

Al mattino, per prendere la metro, abbiamo usato l’espediente già collaudato a Barcellona: dopo aver avvolto Numi in uno scialle, abbiamo percorso i 25 minuti fino al centro, senza alcun intoppo. Per incontrare Giacomo ci siamo diretti ai Giardini Reali e del Viveros, uno dei numerosi parchi che punteggiano la città.

Dopo i baci e gli abbracci e dopo aver conosciuto Erica, la compagna di Giacomo, abbiamo attraversato i giardini e proseguito per il parco del Riu, un incredibile striscione di verde che attraversa la città e la divide in due. Una cinquantina di anni fa, Valencia aveva subito l’ennesima, grave inondazione a causa dello straripamento del fiume che la attraversava. La municipalità aveva preso la decisione di deviarne il corso e di trasformare il suo letto in un parco lungo ben 13 chilometri. È il polmone verde della città, in cui si svolgono molte manifestazioni, progetti ed eventi e in cui si trovano anche le costruzioni del famoso architetto Calatrava, che comprendono un parco acquatico, l’Emisfero EMAX e la Città delle Arti e delle Scienze.

Senza nemmeno rendercene conto, presi com’eravamo dai racconti, abbiamo passato diverse ore insieme a Giacomo ed Erica fino al momento di salutarli, non prima di aver ricevuto l’invito a partecipare a una festa di compleanno che una loro amica organizzava sui monti a nord ovest di Valencia.

Abbiamo proseguito la visita del centro della città. L’area è piuttosto compatta, con piazze, monumenti e chiese che appaiono gli uni dopo gli altri, ad ogni svolta di strada. Tutto è molto curato. Il vecchio mercato municipale è affascinante, con le sue strutture che risalgono all’800, e così tutta la zona che lo circonda. L’impressione è stata di una città in rapida evoluzione, e Giacomo, che ci abita da anni, ce lo ha confermato. Le opportunità attraggono sempre più persone e il clima molto mite anche d’inverno dà un tocco di leggerezza alla vita urbana.

Il mattino seguente, accolto l’invito, ci siamo messi in viaggio verso la casa sui monti. La strada era in buono stato e ci ha fatto conoscere l’entroterra, segnato da vastissime colture di olivi e mandorli. Ogni angolo sembrava coltivato e non abbiamo visto né boschi, né angoli selvatici. Dopo una lunga salita, siamo arrivati a percorrere gli ultimi cinque chilometri lungo una stretta stradina a fianco del monte. Abbiamo sperato di non incrociare nessuno nell’altro senso, per non dover fare retromarcia. Fortunatamente, la via era sgombra e siamo arrivati al minuscolo raggruppamento di case chiamato Arteas de arriba, a mille metri di altezza.

Giacomo ci ha presentato il gruppo degli amici e i loro bambini, e tutti ci hanno accolti con simpatia e calore. La casa in cui soggiornava la gaia combriccola era molto ampia, tradizionale, con una grande sala scaldata da una stufa a legna e con le camere al piano superiore. Al di là di un piccolo cortile interno, un’altra sala si affacciava verso sud, a ricevere il sole attraverso le sue ampie vetrate. Un’autentica casa famigliare e multigenerazionale.

Il cambiamento dalla città di Valencia non poteva essere più radicale. Non si sentiva alcun rumore, a parte lo stormire dei rami scossi dal vento, e l’aria era pulita e fresca. Lì attorno ci sono ancora molti alberi da frutto e diversi mandorli avevano ancora molti frutti appesi, con cui abbiamo riempito le nostre tasche. Dopo una bella passeggiata nei dintorni, la serata è trascorsa veloce tra le chiacchiere in spagnolo, che cercavamo di seguire alla meglio, e giochi e balli che coinvolgevano anche i bambini.

La notte ci siamo ben coperti, per il freddo pungente e al mattino abbiamo fatto un’altra escursione per il sentiero fino alla frazione di Arteas de abajo, quella di sotto, appena più grande. Diverse case erano state ristrutturate con le pietre rossastre e violacee caratteristiche della zona e i serramenti in legno lavorati secondo le forme tradizionali. Lungo il sentiero ci ha sorpresi anche qualche accenno di pioggia ghiacciata, che dava l’impressione di neve, e così nel pomeriggio, dopo aver salutato tutta la gaia compagnia, abbiamo ripreso la strada verso la costa, dove la meteo prevedeva temperature fino ai venti gradi nei prossimi giorni.

Scendendo a valle, non abbiamo incontrato alcuna auto e abbiamo raggiunto Cullera, sulla costa, togliendoci di dosso, mano a mano, tutti gli strati di vestiti che avevamo addosso per il freddo sulla montagna.

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