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Piccolo contributo per un mondo migliore

In questi giorni di relax, meditazione e sogni a occhi aperti, approfittiamo delle temperature più dolci per prendere il sole e camminare lungo la spiaggia lunga decine di chilometri.

Le marea ha portato sulla riva del litorale una quantità impressionante di legna, canne e soprattutto plastica, in tutte le sue forme e colori: bottiglie, spaghi, polistirolo, borse, sacchi, tappi, confezioni di tutti i tipi, cannucce, reti per l’agricoltura, teli in plastica, frammenti di oggetti, vecchie scarpe, bossoli di cartucce da caccia, pezzi di cassette da frutta, tubi, copertoni, corde di nylon attorcigliate a rami e rovi… Non c’è angolo che non ne sia invaso. Anche le dune sabbiose e la pineta qui attorno sono diventate delle discariche a cielo aperto, arricchite da numerosi bicchieri dei take away (qui c’è la passione per un caffè freddo dolcissimo, servito in un contenitore di cartone e plastica e l’immancabile cannuccia), dalle mascherine e da resti di sedie e tavolini, oltre che da materiali di altro genere.

Davanti ai nostri occhi è palese cosa stiamo creando: un’immensa discarica in cui la plastica ci soffocherà. Perché quella visibile a occhio nudo, magari si può ancora raccogliere e, si spera, accumulare in luoghi adatti o bruciare. Non è una soluzione sostenibile a lungo termine, ma sempre meglio che usare la Natura come centro di raccolta per i rifiuti. È la plastica minuscola, ormai polverizzata, che ci circonda senza che neanche ce ne rendiamo conto, quella che pone grossi problemi. Chissà quanta ne mangia e assorbe il pesce di questo e altri mari!

Nat ha insistito per dare il nostro contributo, per quanto limitato, e ci siamo procurati dei grandi sacchi. Con quelli, abbiamo iniziato a ripulire la spiaggia, raccogliendo ogni giorno tutta la plastica che potevamo. Da queste parti, vanno per le spicce: per prepararsi alla stagione turistica, usano dei grandi rastrelli agganciati ai trattori, ammassando tutto il materiale in grandi pile e bruciandolo direttamente sul posto, in spiaggia. Esatto, plastica e tutto. Inutile dire che in questo modo si producono diossine molto tossiche, che la gente stessa poi respira. Abbiamo voluto precedere i roghi, raccogliendo dei bei sacconi di materiale, che poi abbiamo trascinato ai contenitori dei rifiuti, sotto lo sguardo stupefatto dei nonnetti autoctoni.

Sappiamo benissimo che la nostra opera non è la soluzione al problema, il quale richiede ben altri interventi, ma stasera, tornando al camper dopo la nostra ripulitura lungo la spiaggia, ci ha fatto piacere vedere l’effetto del nostro lavoro.

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