posti e persone

Lungo il Danubio blu

Nelle sue scorribande olfattive, il nostro Numi si è preso il “raffreddore” e ora ha dei forti colpi di tosse. Nell’attesa di capire cosa fare, abbiamo ricapitolato gli ultimi giorni di viaggio verso il nord della Serbia, dopo il soggiorno a Belgrado.

Oltrepassata Novi Sad, abbiamo nuovamente fatto tappa dalla nostra amica Jelena, che ci ha portati a Tikvara, un’ansa del Danubio che forma un simpatico laghetto, a un tiro di schioppo dalla frontiera croata. Si era presa qualche ora di libertà e si è visibilmente goduta il momento a sguazzare in quelle calde acque insieme a noi. Per dormire ci siamo fermati a qualche chilometro da lì, in un luogo perfetto per noi: grandi alberi per l’ombra, docce e rubinetto di acqua potabile funzionanti, una riva sabbiosa per prendere il sole e un lunghissimo argine per passeggiare. Da lì passa anche la ciclovia che costeggia il Danubio per centinaia di chilometri. Dopo la capitale, passare due notti in quel luogo è stato un bel momento di relax, arricchito dalla visita alla vicina cittadina di Bačka Palanka. Ci è piaciuta subito per il suo ritmo vivace e pacato al tempo stesso. In questa parte della Serbia, l’urbanistica e l’architettura hanno tratti austroungarici. Le case si affacciano sulla strada, separate dall’asfalto da uno spiazzo erboso, su cui solitamente si trova anche un bell’albero ombroso e qualche aiuola fiorita. Le facciate delle case e le recinzioni, fatte in muratura, si susseguono senza interruzione, così come gli spiazzi erbosi e gli alberi, creando un effetto di viale alberato e verde, ordinato e fresco. Finestre e porte sono decorate con cornici che spiccano per i colori utilizzati, movimentando l’altrimenti piatta sequenza delle murature. Dietro alle case ci sono i cortili interni e le aie, nascosti dagli sguardi indiscreti. L’impressione che se ne ricava è di armonia nella diversità delle forme, creando piacevoli spazi a misura d’uomo.

Abbiamo poi raggiunto Sombor, una città che desideravamo vedere fin dalle nostre prime visite in Serbia, ma che era rimasta sempre fuori dai nostri itinerari. La città ci era stata decantata per la sua bellezza ed offriva effettivamente diversi luoghi di pregio, in stile di inizi novecento, mescolati a edifici comunisti e a qualche recente intervento dall’estetica discutibile.

Dato che il nostro frigo è ancora fuori uso (lo ripareremo in Italia), cerchiamo di fare spesa fresca ogni giorno. In Serbia è semplice, perché si trovano mercati un po’ dappertutto, oltre a piccole rivendite lungo le strade. La stagione è perfetta: dopo le fragole sono arrivate le ciliegie, le pesche e le albicocche. La nostra passione sono le angurie che quest’anno, finalmente, sono ottime. Ne mangiamo una al giorno. Dopo la ginnastica del mattino, l’acqua zuccherina del cocomero è una goduria.

Dopo Sombor, la nostra intenzione era di sostare nuovamente lungo il Danubio, ma per lavori in corso sulle strade, siamo stati costretti a cambiare destinazione. Abbiamo ripiegato sul lago di Palić, appena fuori dalla città di Subotica, per tornare a stare nella natura, vicino all’acqua. Non avevamo particolari aspettative e invece il posto ci ha sorpresi. Tutta la zona era ricca di case dei primi del novecento rimesse a nuovo, con i caratteristici tetti a forma di guglia, ricche decorazioni e ingressi protetti da porticati in legno dalle forme arrotondate, tipiche di quell’epoca. Sulla strada principale troneggiava un edificio totalmente inusuale con un grande arco e una torre dell’acqua accanto. Dietro, si apriva il viale principale, affiancato dal bosco, che arrivava a un immenso edificio dello stesso stile, il Kursaal. Sul lago scivolavano piccole imbarcazioni, fianco a fianco alle barche dei canottieri che sfrecciavano sulla superficie con il caratteristico suono ritmico dei remi che battono nell’acqua. Tutto era estremamente curato e pulito e pareva irreale. Mentre giravamo attorno, meravigliati da tanta bellezza, siamo stati avvicinati da un uomo intento a esporre un’insegna dell’Etnofest, un festival di musica che quest’anno celebrava il proprio ventennale. Dopo poche parole abbiamo scoperto che si trattava dell’organizzatore dell’evento, che ci ha invitati al concerto della serata.

La sera precedente la zona era stata colpita da una tempesta, che aveva costretto l’organizzazione a ripiegare nel porticato del grande palazzo centrale. L’ambiente era molto raccolto e perfetto per il concerto. In apertura la musicista greca Sofia Labropoulou ci ha avvolto con i suoni del suo particolare strumento, il Kanun.  A lei è seguito il cantante bosniaco Demir Imamovic, uno specialista di sevdah, uno stile di canto tradizionale della Bosnia. Accompagnato da basso, percussioni e tromba, ci ha catturati fin dal primo brano, regalandoci grandi emozioni sostenute dalla sua voce intensa e coinvolgente e dalla sua tecnica chitarristica. Il pubblico era avvolto dalla magia del momento.

Un’altra sorpresa ci attendeva il giorno seguente, visitando la vicina città Subotica. Posteggiato Rocco all’ombra, appena fuori dal centro, ci siamo addentrati nel cuore della città, dove un palazzo dopo l’altro, in stile art noveau di inizi novecento, ci ha procurato meraviglia a non finire. Non smettevamo di ammirare le forme curvilinee degli edifici, i dettagli ispirati a motivi floreali, l’uso dei colori e delle maioliche per decorare facciate, bovindi, scalinate. Uno stile ripreso anche per le recinzioni, i cancelli e persino alcune griglie per posteggiare le biciclette. A tutto questo, si aggiungevano una grande quantità di alberi maestosi che ombreggiavano i viali e un’ampia piazza arricchita dall’imponente palazzo del municipio. Siamo riusciti a dare un’occhiata al suo ingresso, e le sue forme e i decori ci hanno riportato indietro nel tempo. Immaginavamo i signori dell’epoca arrivare con le loro carrozze per partecipare alla vita della città e gli ampi saloni risuonare delle loro voci e del suono delle loro lucide scarpe di cuoio.

Subotica ci è piaciuta molto per la sua qualità estetica e l’attitudine tranquilla e rilassata dei suoi abitanti. Abbiamo anche visitato il grande mercato locale, con i suoi settori coperti per frutta e verdura, abiti e scarpe e una zona all’aperto, riservata a piccoli commerci di articoli di seconda mano, dove i venditori creavano il loro “negozio” semplicemente stendendo un panno sull’asfalto e sistemandovi con cura le poche cose che desideravano vendere.

Ci stiamo abituando all’idea che la nostra permanenza in Serbia sta per finire e già sappiamo che la sua natura e il calore umano della sua gente ci mancheranno. Siamo pronti a varcare la frontiera con l’Ungheria, che è proprio a un passo da Subotica. La nostra meta è Szeged (Seghedino), città natale della nostra amica Emese, dove celebreremo il compleanno di Nat in un luogo totalmente nuovo.

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