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Il mare a Tuzla

La nostra amica Smiljana che abita a Bellinzona con la sua famiglia, ha tre bei figlioli ora baldi giovanotti. Quello di mezzo, Marko, si sposerà entro pochi giorni in Bosnia e il suo invito è il motivo che ci ha spinto a metterci in viaggio verso Banja Luka, città in cui si celebrerà il matrimonio. A Banja Luka è nata la mamma di Nat durante la seconda guerra mondiale. La Bosnia, a quei tempi, non era un posto sicuro: i civili venivano perseguitati e brutalmente uccisi ed era preferibile trasferirsi altrove. La giovane nonna di Nat è così scappata in Serbia, portandosi appresso una figliola ancora infante e una sorellina piccola. Non ci è possibile immaginare cos’abbiano potuto vivere durante il loro burrascoso viaggio tre giovanissime donne in un periodo storico così terribile. Comunque sia, ogni persona che abbiamo incontrato ultimamente ci ha parlato bene di Banja Luka, dandoci voglia di scoprirla.

Dopo tanti mesi passati in Serbia, salvo la piccola scapatella di un giorno in Montenegro, non abbiamo più passato frontiere da mesi. È quindi con una certa eccitazione che ci siamo messi in viaggio da Cucale per andare in Bosnia. Poco prima del confine abbiamo ricontrollato tutti i nostri documenti e… sorpresa: mancava il passaporto di Numi! Abbiamo cercato in tutti gli armadietti del camper, ma abbiamo dovuto renderci all’evidenza che avevamo dimenticato il suo pet passport in una borsa nella casa di campagna a più di 300 km di distanza. Abbiamo quindi semplicemente attraversato il confine senza segnalare la presenza di Numi, che dormicchiava tranquillo nel suo solito angolino.

Arrivati in Bosnia ci siamo prontamente diretti a Tuzla, dove volevamo vedere con i nostri occhi un progetto ideato dalla città che ci è parso interessante fin da subito: su un’estesa area da riqualificare, adiacente al centro storico,  tra il 2003 e il 2014 sono stati creati tre laghi artificiali e una successione di cascate con acqua salata come quella del mare. Il nome stesso della città viene dal turco “tuz”, sale, poiché fin dal Neolitico l’area ha vissuto un’intensa attività di estrazione del sale, depositato dall’essicazione del preistorico mare Pannonico. Non a caso, i tre bacini di acqua salata si chiamano Panonska Jezera, laghi Pannonici.

In estate, il luogo è diventato il fulcro di Tuzla, accogliendo fino a 17.000 persone al giorno. Quando siamo arrivati, di sabato e con la forte calura, erano probabilmente tutte presenti. Il posto brulicava di gente e sembrava proprio un lido marino, con i bar all’aperto, la ghiaietta, gli ombrelloni, i materassini gonfiabili e le innumerevoli famiglie munite di sdraio, ombrellone e frigo portatile. Non potevamo di certo mancare un’esperienza simile e anche noi ci siamo immersi nelle limpide acque di uno di questi mini-mari, nuotando da una riva all’altra e cercando di evitare le frotte di gioiosi bambini e anziani in ammollo. A ridosso dell’area balneare si trova anche un bosco con un’ampia zona ricreativa, e questo in pieno centro città! Siamo rimasti molto colpiti: il luogo aumenta notevolmente la qualità della vita cittadina e possiamo solo lodare un’iniziativa così intelligente e sensata!

In serata abbiamo fatto un giretto nel centro storico, lasciando Rocco in un posteggio privato a pagamento, ma avevamo innanzitutto bisogno di valuta locale: il marco convertibile. Trovare un cambiavalute aperto per cambiare gli euro che avevamo con noi non è stato facile. In Serbia si lavora fino a tarda sera, anche di domenica, mentre qui i negozi e gli uffici chiudono molto prima. Siamo quindi andati a cambiare i soldi in un centro commerciale, dove abbiamo ricevuto 195 km (marchi convertibili) per 100 euro. In Serbia giravamo sempre con migliaia di dinari in tasca e ritrovarci con 195 km ci è sembrato poca roba.

Il centro storico di Tuzla è interessante, con un’ampia zona pedonale fitta di bar e ristoranti, punteggiata da luoghi di culto religioso e diversi edifici storici ben risistemati, come per esempio i vecchi uffici amministrativi delle saline che troneggiano sulla piazza principale. Non mancano nemmeno i giardini pubblici realizzati durante l’epoca jugoslava. Sono un po’ sottotono e segnati dal tempo, ma ancora molto ambiti e frequentati.

In Bosnia, la metà della popolazione è di religione musulmana e quindi ci sono moschee dappertutto. Ci sembrava di essere approdati in Oriente. Le donne portano il velo e il contrasto con i vestiti colorati e corti delle ragazze cristiane è netto. A noi è sembrato che le due comunità co-esistano pacificamente, come sarebbe l’unico modo intelligente di stare al mondo. Cinque volte al giorno, dai vari minareti sparsi ovunque, sentiamo il muezzin chiamare i fedeli alla preghiera. Anche qui in mezzo ad un bosco isolato dove ci siamo infilati per trovare un po’ di ombra, ci arrivano i canti di richiamo.

Un’evidenza che ci accompagna da mesi e che ci turba assai è la quasi totale assenza di uccelli e di insetti. Trovarsi in mezzo alla Natura e non sentire i loro canti e ronzii sconcerta parecchio. Dove sono spariti? La mancanza di questi preziosi alleati si sente e spiega il proliferare di zecche, zanzare e parassiti vari che, in assenza di predatori, si riproducono con agio.

Dopo il piacevolissimo intermezzo a Tuzla, abbiamo fatto tappa al “Robinson” sul lago artificiale Modrac, un vasto ristorante capace di ospitare centinaia di avventori e ispirato a un’ambientazione piratesca con balconate in legno che si affacciano sul lago, dove fa bella mostra di sé un autentico piccolo veliero in legno. Come ci accade quasi sempre da queste parti, abbiamo ordinato la selezione di contorni vegani in più ampie quantità e abbiamo mangiato a sazietà.

Ora abbiamo poco più di un centinaio di chilometri a dividerci dal luogo del matrimonio e ancora un paio di giorni di tempo a disposizione. A Banja Luka vorremmo trovare un vestitino per Nat adeguato alla festa e fare una tappa dal parrucchiere per sistemare i suoi capelli. Non vogliamo presentarci in versione selvaggia al matrimonio, che si preannuncia strepitoso!

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