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Eccoci in Albania

Lasciare la Grecia ci è costato uno sforzo immane. Dopo sei mesi e mezzo di puro meraki greco (ricordo che il meraki è uno di quei meravigliosi concetti che designa una filosofia, se non un vero e proprio stile di vita, in cui ogni azione del quotidiano, anche quella più banale, viene eseguita con presenza, amore e consapevolezza), ci siamo dati una scossa e abbiamo deciso che era arrivato il momento di andarcene da lì, per vivere nuove avventure nel paese limitrofo: l’Albania.

L’Albania è un paese affascinante. Ha una lingua che può vantare di essere la più antica d’Europa, su cui anche i greci hanno costruito il loro greco antico. La lingua albanese è un ramo completamente separato da quelle che chiamano indoeuropee e non deriva da nessun’altra lingua conosciuta. Non se ne parla mai, ma in questo piccolo stato, musulmani, cristiani e atei convivono serenamente senza pestarsi i piedi a vicenda, fatto non irrilevante per i tempi che corrono. In passato poco considerata, l’Albania sta diventando una meta gettonata, e non solo dal punto di vista turistico. Molti americani e europei di nazioni reputate ricche quali Francia, Germania e anche Svizzera hanno scoperto i pregi di vivere in questa nazione di poco meno di tre milioni di abitanti e si stabiliscono qui, inventandosi business e attività varie.

Tra questi, anche Shawn e Kyle, di cui vi racconteremo di più in un altro articolo, intitolato “Botafarms”.

Siamo arrivati qui tre giorni fa, e come avevamo già fatto con la lingua greca, ci stiamo cimentando anche con l’albanese, che ci sembra molto complesso ed esigente. La nostra prima impressione dell’Albania è stata ottima, fin dal primo passaggio alla dogana, in cui due gentilissimi doganieri (un lui e una lei) ci hanno spiegato che, secondo le ultime misure anticovid, saremmo dovuti restare in quarantena per due settimane. Abbiamo riempito un foglietto con un paio di dati personali e abbiamo fornito un recapito telefonico, dopo di che, terminato l’aspetto burocratico, abbiamo salutato i  nostri simpatici doganieri, facendo un’entrata trionfale in Albania.

La prima cosa che abbiamo costatato è che lo stato delle strade non ci permetteva di correre troppo velocemente e abbiamo quindi adottato un’andatura più che ridotta. Grazie ad essa abbiamo evitato di infilare buche e dossi disseminati dove meno te l’aspetti e abbiamo potuto scorgere un cartello che indicava la presenza di una riserva naturale che abbiamo deciso di visitare.

“Blue eye” è una sorgente naturale, profonda oltre 50 m, che sgorga in acque trasparentissime. È di un blu-turchese ipnotico e anche per i sommozzatori non è ben chiaro cosa si nasconda in fondo al corso d’acqua. Tutta l’area è surrealmente bella, con delle tonalità di verde, azzurro e turchese spettacolari. Ovviamente tanta bellezza non passa inosservata, per cui la zona è molto turistica, ma noi ci siamo ritrovati lì non solo per caso, ma anche quasi da soli. In giro c’era unicamente una famiglia francese e qualche visitatore albanese, insieme agli operai impegnati alle sistemazioni dei ristoranti lungo il fiume, in vista della stagione turistica.

È da tre giorni che siamo stazionati su una deliziosa baietta, alle porte di Saranda. La cittadina è stata costruita su una collina, per cui o si sale o si scende per le sue strette viuzze di difficile accesso. L’ambiente è rilassato. In giro, sono pochissime le persone che portano la mascherina, i caffè e i ristoranti sono aperti.

Era da qualche settimana che avevo voglia di farmi tagliare i capelli e qui ho trovato Alfred, il mio nuovo parucchiere albanese. Era sulla soglia della sua botteguccia, gli ho chiesto se avesse tempo per un taglio e lui non ha indugiato un secondo, facendomi entrare subito. Poco dopo essermi seduta su una delle comode poltroncine, sono entrate due signore che sembravano irritate. Hanno avuto un’accesa discussione con Alfred, mentre lui mi stava facendo lo shampoo e solo dopo ho capito: Alfred aveva un appuntamento con loro due e mi ha intrufolata proprio qualche minuto prima che arrivassero. Avevo “rubato” loro il posto! Per finire, con le poche parole che avevamo a disposizione, ci siamo magicamente capiti e abbiamo avuto dei bellissimi scambi, mentre Alfred, tutto contento, mi acconciava un caschetto corto. Tutt’e tre erano d’accordo nel trovarmi “tout à fait française”. Ho pagato 10 euro, salutato i miei nuovi conoscenti e sono uscita fuori, felice del mio nuovo look.

Domani, dopo aver fatto il pieno di frutta e verdura che qui, vispe nonnette vendono in strada, ripartiremo verso Valona. Chissà che avventure ci aspettano ancora!

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