posti e persone

10 giorni tra caos e pace

La nostra voleva essere solo una breve visita nei paraggi della capitale albanese e invece ci siamo rimasti ben dieci giorni. Il motivo è semplice: ci siamo trovati così bene al Camping Tirana, che il tempo è passato senza nemmeno accorgercene. I proprietari, Bashkim e Rita, parlano entrambi un ottimo italiano e sono stati così accoglienti e amichevoli che non abbiamo più avuto voglia di ripartire. Fin dal primo momento, abbiamo avuto la sensazione di essere in famiglia. Inoltre, avere la comodità di abbondanti docce calde, dell’allacciamento elettrico, del wifi e della lavatrice è stato un lusso che abbiamo apprezzato parecchio.

Il camping si trova a una ventina di chilometri dalla piazza centrale di Tirana, nei pressi di un laghetto contornato da prati e boschi, con un effetto molto bucolico e sorprendentemente… svizzero. Abbiamo esplorato a piedi tutti i dintorni collinosi e le alture circostanti, seguendo i sentieri che i contadini e gli animali del luogo lasciano nei loro spostamenti. Sono paesaggi ancora molto rurali, malgrado la presenza della città più popolosa d’Albania appena oltre le colline.

Già all’arrivo con Rocco ci siamo resi conto che lo stato delle strade, in questa zona, è disastroso. L’asfalto è deformato o mancante, con buche, scavi, cantieri, pozzanghere e addirittura pozzetti senza tombino, pericolosissimi. Qui e là, si trovano dei cordoletti di cemento di traverso alla strada, e non si capisce bene se servono a rallentare il traffico o ad aumentare il giro d’affari dei meccanici che riparano le sospensioni dei veicoli. Se a questo aggiungiamo l’intensissimo traffico di furgoni, camion e TIR e uno stile di guida veloce, nervoso e “creativo”, ci si può immaginare la circolazione attorno a Tirana. Le arterie principali sono costantemente intasate, e così i venti chilometri tra il campeggio e il centro città richiedono quasi sempre un’ora di tempo.

Dopo la prima escursione a Tirana con il taxi, abbiamo deciso di usare i mezzi pubblici. Dal campeggio alla fermata del primo furgone-bus, che non parte finché non si riempiono tutti i posti, si percorrono circa due chilometri a piedi. Lo si attende vicino a un piccolo negozio di alimentari, perché non esiste un vero e proprio orario. Una volta saliti a bordo, si paga l’equivalente di 30 centesimi di euro e ci si immerge in un’ambiente molto familiare: sembra quasi una riunione di parenti, tutti si conoscono e parlano tra loro, e l’autista si ferma a far scendere e salire ogni volta che ce n’è bisogno. Percorsi 5 chilometri, si arriva al City Park, un centro commerciale quasi fantasma. Da lì, i viaggiatori si ritrovano a percorrere il sottopassaggio dell’autostrada, un vero incubo: il traffico è incessante, con polvere e fracasso dei motori, nonché buche nell’asfalto che sembrano irreali, talmente sono paurose.

Dall’altra parte si raggiunge la strada statale, dove la fermata è segnalata solo dalla presenza di persone riunite in attesa del bus. Non ci sono né cartelli, né segnali. Abbiamo così fatto l’esperienza di viaggiare in un autobus cittadino verso la capitale, stipati come sardine. Anche qui il trasporto costa 30 centesimi di euro, e richiede equilibrio e molta pazienza. Dopo la prima volta, comunque, ci si abitua, al punto che a Tirana ci siamo tornati un altro paio di volte.

La città è caotica, piena di traffico, polverosa e rumorosa, eppure è difficile non farsi catturare dal suo fascino.  Il centro è in via di risistemazione, pulizia, rinnovamento. Attorno alla piazza centrale Scanderbeg, è tutto un fiorire di enormi edifici adibiti a uffici, locali e negozi di moda, con una netta tendenza all’appiattimento dovuto alla globalizzazione. Appena ci si allontana da quella zona, riesplode la vita più popolare, autentica e interessante, i mercatini, le stradine, le vecchie case e le botteghe degli artigiani.

Un giorno, comunque, abbiamo deciso di lanciarci nella camminata fino a Tirana, passando per i colli che arrivano fino alle porte della città. Salire e scendere per 15 chilometri ci ha procurato una bella soddisfazione, insieme agli incontri di contadini sempre pronti a fermarsi per fare quattro chiacchiere e per darci indicazioni sul percorso.

Tornare al camping ci riportava ogni volta alla pace della Natura e al riposo.  Nel frattempo, abbiamo fatto amicizia anche con diversi ospiti del campeggio, scambiandoci storie, chiacchiere e consigli. Il mondo dei camperisti è molto ricco di personaggi interessanti e simpatici e ognuno non vede l’ora di condividere la sua filosofia di vita.

Così, il tempo è volato ed è arrivato il momento di ripartire verso la Serbia, attraverso il Kosovo.

Le informazioni che abbiamo ricevuto sulle norme in vigore per attraversare i confini kosovaro e serbo, tra internet, amici e ambasciate, sono risultate così contraddittorie che abbiamo deciso di correre il rischio di andare dritti per la nostra strada, e di verificare la situazione direttamente sul posto. Una cosa è sicura: un’altra avventura ci attende.

2 thoughts on “10 giorni tra caos e pace

  1. Buonasera dalla Svizzera (ascona). Vi leggo con molto interesse e soprattutto con molto piacere. scrivete talmente bene, e descrivete tutto con delle parole azzeccate. Sembra di viaggiare con voi. Grazie. Un caro saluto Marlis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *